GREVE IN CHIANTI – Ci sono ex sindaci che pagherebbero di tasca propria pur di tornare sulla poltrona di primo cittadino.
Tra questi non c'è sicuramente Marco Hagge, che dopo la sua esperienza a Greve, dal 2004 al 2009, è tornato al lavoro di giornalista Rai, ad occuparsi di cultura e a dirigere il coro parrocchiale.
D'istinto parla anzi di una “liberazione”, poi spiega che una volta terminato il “servizio civile” per la sua comunità – che gli fu richiesto dai vertici locali e nazionali dell'allora Margherita, su tutti il giovane presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi – ha chiuso volentieri “una fase molto istruttiva, perché si impara a vedere il mondo dall'altra parte della scrivania”.
Oggi racconta al Gazzettino del Chianti la sua visione delle cose. Togliendosi anche qualche sassolino rimasto impigliato… nelle scarpe.
Partiamo dal Pd: in che stato lo vede?
"Molto male e mi dispiace perché ne sono stato un socio fondatore. Secondo me l'errore è stato quello delle primarie aperte. Sono sempre stato convinto che o le fai seriamente, all'americana, o meglio lasciar perdere. Persino Renzi, che di questo strumento è stato il sostenitore e l'interprete principale, si è reso conto che forse è meglio tornare alla vecchia modalità di selezione dei partiti. Che altrimenti, se non servono a questo, si svuotano".
A Sesto Fiorentino si è consumata una frattura drammatica tra il sindaco e parte del Pd, fino ad arrivare all'incredibile, ovvero al commissariamento del Comune. Come vede questa vicenda?
"Siamo in un momento in cui puoi vincere le elezioni, anche bene, ma poi non riesci a governare. È vero che Sara Biagiotti ha vinto le elezioni, ma è evidente che la quantità di persone che ha votato per lei non ha trovato una corrispondenza in chi avrebbe dovuto condividere il suo programma politico e amministrativo. Non conosco bene le vicende, ma devo dire che otto consiglieri che ti sfiduciano sono tanti. Quando invece il candidato coincide con quello che gli elettori vogliono davvero allora il sindaco è forte".
Quello che successe a lei fu diverso, ma ci fu comunque uno scontro tra sindaco e partito. Come rilegge quegli avvenimenti?
"A mente fredda dico che fu una manovra politica portata avanti dal segretario del Pd (Alberto Bencistà, n.d.r.), che era stato eletto anche grazie al mio sostegno e che aveva strumentalizzato la sua carica. All'interno del gruppo di maggioranza ci furono alcuni consiglieri che si rifacevano al vecchio Pci che decisero di far fuori il “corpo estraneo” della Margherita. Pensando che non avrei mantenuto quello che avevo detto accettando la candidatura, ovvero che il mio sarebbe stato un mandato di soli cinque anni. Credevano che volessi fare la “manfrina” e presero a usare toni bellicosi, dicendo che la mia era un'amministrazione di delinquenti".
Al suo successore lascia il detto "chi di spada ferisce di spada perisce"…?
"Devo essere riconoscente a Bencistà, perché la mia amministrazione è rimasta nella mentalità popolare come una “età dell'oro”. Il suo errore principale è stato quello di lasciare interrotte, come monumenti alla mia incapacità, tutte le opere che invece erano già finanziate. Il tutto in un contesto in cui i finanziamenti e le risorse si stavano disseccando. Per cui poi è stato inevitabile che i cittadini chiedessero conto a chi stava amministrando perché non venissero portate a termine".
Qualche esempio?
"Il parcheggio della casa del popolo, che non fu terminato ma venne inaugurato ugualmente con una procedura d'urgenza in occasione della Rassegna del Chianti Classico, e la biblioteca. I soldi c'erano. L'ultimo mio bilancio, quello che Bencistà definiva disastroso e pieno di buchi e che ho approvato con il contributo dell'opposizione di Giuliano Sottani, è stato premiato dai ministeri delle finanze e dell'interno tra i cento bilanci virtuosi di quell'anno".
Non pensa di aver fatto alcun errore?
"Certo! Innanzitutto da un punto di vista politico, e proprio perché non sono un politico, di essermi fidato di Bencistà. Il quale chiese il mio lasciapassare per diventare segretario dicendo che ammirava molto la mia opera amministrativa. Fu un'ingenuità. Eravamo a fine mandato, lui aveva già fatto il sindaco e non pensavo che avrebbe avuto tali mire. Ma l'ingenuità più grossa è stata forse pensare che un politico possa dire la verità".
Le è rimasta qualche ferita?
"Mi è molto dispiaciuto, soprattutto da un punto di vista umano, anche perché gli allora vertici del Pd dopo avere sostenuto il contrario hanno seguito la logica per cui il partito ha sempre ragione, a prescindere dalle persone. Un approccio dogmatico, in stile Pci, che il Pd purtroppo ha molto ereditato".
Cosa pensa del sindaco attuale?
"Con Paolo Sottani ho un ottimo rapporto. Devo dire che ha una grande capacità di ascolto e mi fa piacere che abbia ripreso i rapporti coi sindaci del Chianti fiorentino".
Farebbe ancora il sindaco?
"Alcuni cittadini me lo hanno chiesto, ma la mia risposta è no. Primo perché credo che si debbano avere le spalle sufficientemente coperte da un partito e poi perché penso che la politica si possa fare anche in altri modi, dando un contributo di idee".
di Matteo Morandini
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