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domenica 2 Ottobre 2022
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    Fabrizio Querini (e famiglia): “Chiediamo la sospensione di Imu, Tares e tassa consortile”

    FERRONE (GREVE IN CHIANTI) – L'acqua che porta via e poi la melma che ricopre quel che è rimasto: per molti chiantigiani la data del 21 ottobre 2013 rimarrà scolpita per sempre nella memoria.

     

    L'alluvione che ha travolto la valle della Greve, dal capoluogo fino ai Falciani e poi giù, fino ai Bottai (ma anche paesi come l'Antella, Grassina) è un marchio indelebile nelle vite di tante famiglie.

     

    Come i Querini del Ferrone, che hanno scritto la lettera che riportiamo qui sotto indirizzandola al sindaco di Greve in Chianti Alberto Bencistà e al Consorzio di Bonifica della Toscana Centrale. La riceviamo e la pubblichiamo per condividerla con tutti i nostri lettori.

     

    "Siamo una delle famiglie rimaste purtroppo alluvionate quella fatidica mattina del 21/10/2013
    Abitavamo in questa casetta,  come residenza, in Via POneta n°67, località Molamezza, Ferrone, comune di Greve in Chianti, fino al 1968 . Da allora e attualmente la viviamo dalla primavera all’autunno.

     

    Facciamo presente che l’entità dell’alluvione non eèstata poca cosa. L’acqua straripata dal fiume Greve ha invaso la nostra abitazione per 40 centimetri e i due rimessaggi per un metro e 10 centimetri, in quanto il terreno è in discesa.

     

    Inoltre vi è posteggiata una roulotte di nostra proprietà, carica di materiale da campeggio, che la corrente delle acque ha sollevato e trascinato fino, per fortuna, ad appoggiarsi ad un muro,  altrimenti l’esondazione se la sarebbe portata via con sé.

     

    I danni subiti sono stati cospicui; il tutto è stato documentato da foto ed esibito anche su articoli di giornali (vedi Gazzettino del Chianti nelle date 27/29-10-2013). Chiaramente il tutto sarà documentato sui moduli di rimborso da presentare al Comune di Greve in Chianti.

     

    Cogliamo l’occasione per denunciare che le cause dell’evento, più gravi di quelle dell’alluvione del 04/11/1966 vissuta in loco, sono dovute sia alle precipitazioni della notte e della mattina del 21/10  ma anche alla mancanza di pulizia, atta al mantenimento del corso del fiume Greve, da imputare all’ente incaricato alla manutenzione stessa: il Consorzio di Bonifica, che sovvenzioniamo, pagando annualmente.

     

    Nel caso specifico le cause dell’evento dipendono anche  dal riempimento e dalla costruzione delle mura di cinta di quel contestatissimo cantiere sito nella zona artigianale del Ferrone , ormai fermo da anni per una causa tutt’ora in corso con il comune di Greve in Chianti.

     

    L’area in questione serviva precedentemente come cassa d’espansione (vedi alluvione del '66)  dove il fiume Greve, che tra l’altro effettua una curva, aveva modo, in caso di piena, di esondare.

     

    Allo stato attuale la fatiscente costruzione sostenuta da muri di cemento armato alti 10 metri. crea una barriera , cosicché  l’acqua che esonda dal fiume non abbia sfogo e  provochi quindi l’innalzamento del livello,  costringendola a tornare indietro, come  è accaduto il 21 ottobre.

     

    Con la presente chiediamo che la situazione sia tenuta in considerazione, come stato  di emergenza perché non garantisce una tranquillità né psicologica né fisica.

     

    Amareggiati per la situazione e i danni subiti chiediamo al Comune di Greve in Chianti e al Consorsio di Bonifica di essere esentati dai prossimi pagamenti relativi alle seguenti tasse: (IMU – TARES – CONSORZIO DI BONIFICA).

     

    Ringraziamo per il tempestivo intervento del sindaco Alberto Bencistà e tutti gli operatori intervenuti: “La Racchetta di Sesto Fiorentino”.

     

    Ancora sconvolti,  distinti saluti".

     

    Vania Querini-Tizzanini; Fabrizio Querini; Elisabetta Querini

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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