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giovedì 30 Maggio 2024
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    Lettera aperta di Elisa, 37 anni, grevigiana: la sua storia, la storia di molti altri

    GREVE IN CHIANTI – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Elisa, 37 anni, grevigiana. Che ci racconta la sua storia di ricerca di un lavoro dignitoso e normale in un Paese che, purtroppo, di normale ha ben poco… .

     

    "Mi chiamo Elisa, ho 37 anni e oggi ho avuto nuovamente la conferma che in questo Paese trovare lavoro è come fare sei al Superenalotto.

     

    Rappresento tutte le persone della mia età, tutti quelli che hanno passato la fatidica età dell’apprendistato e non hanno ancora un lavoro stabile.

     

    Faccio parte di quelle persone che vengono considerate o troppo vecchie o troppo giovani per lavorare; troppo qualificate o troppo poco. Siamo troppo di tutto e siamo anche troppo a piedi.

     

    Andiamo ai colloqui sconsolati, quasi certi di non farcela. Poi un barlume di speranza appare quando riesci a superare il primo colloquio in inglese. “Allora forse i miei studi sono serviti a qualcosa!” ti dici e tre giorni dopo arriva la sorpresa: il colloquio del futuro, ovvero il fatidico colloquio collettivo.

     

    Si tratta di un bando per 26 posti di lavoro in uno dei più prestigiosi teatri fiorentini. Tre prove a punteggio, più di mille candidati.

     

    Stona già abbastanza dover parlare in inglese in un corridoio, seduta ad un tavolo davanti a due donne, di cui una madrelingua, con altri quattro tavoli vicini e altrettanti candidati che parlano. Sembra l’esame di maturità, ma alla fine non proprio visto che quello si affronta uno alla volta.

     

    E qui invece tutti ti sentono, bene o male, e tu senti tutti. Addio privacy.

     

    Passi sopra a questa cosa, fai il tuo brevissimo colloquio in inglese e te ne vai. Ed è bello sapere di essere passata alla prova successiva.

     

    Di nuovo ti ritrovi nel bellissimo teatro due giorni dopo. Sali tante scale col cuore pieno di speranza, insieme ad altra gente che ha il cuore pieno di speranza come te. Ed è quando arrivi che ti accorgi del giochetto.

     

    Ti affibbiano un numero, ti uniscono a sei perfette sconosciute (perché non si possono mescolare donne con uomini, sia mai che le donne facciano più bella figura!) e ti fanno togliere giacche e borse.

     

    Una bella sfilata per il corridoio mentre la commissione in fondo alla sala prende appunti e poi ti siedi su un divano. E qui inizia il gioco: ognuna si presenti in pochi secondi e poi scelga due delle presenti spiegando il perché le vorremmo in quel medesimo posto di lavoro.

     

    Premetto che i 26 posti in questione sono per addetti al teatro come maschere e/o assistenti. L’inglese può sempre tornare utile, ma non credo ci vogliano particolari qualità per dover staccare due biglietti o accompagnare qualcuno in sala se non gentilezza e voglia di lavorare.

     

    Al di là di questo, perché lasci che io spenda quasi 6 euro di raccomandata per spedirti il mio curriculum vitae e poi mi chiedi in due secondi le mie esperienze lavorative liquidandomi, mentre sto parlando, con un “Va bene così, grazie”?

     

    Come pretendi che io possa scegliere due persone a me assolutamente sconosciute per il lavoro che io desidero e di cui ho bisogno terribilmente? Ma soprattutto: dove sono finiti i classici colloqui individuali dove io ho la possibilità di dirti cosa ho fatto in passato, dove posso farti capire le mie capacità e la mia volontà e dove tu puoi interagire con me, capirmi e, soprattutto, invece di scrivere appunti su un quaderno, puoi leggere il mio curriculum che io ti ho inviato come da richiesta?

     

    Vogliamo veramente credere ancora che i posti disponibili per un qualsiasi lavoro siano stati già assegnati agli "amici di" o ai "parenti di" e i colloqui servono solo a dare una parvenza di legalità?
     

     

    Ci servono davvero psicologi che prendono appunti mentre guardano come tu cammini, come ti vesti o come rispondi a domande assurde?
     

     

    E’ questo il futuro del mio Paese? Un futuro dove persone che hanno passato i trent’anni si sentono messe da parte, si sentono vecchie e inutili per questa società?
     

     

    Forse è il momento che si capisca che siamo anche noi quegli italiani che possono contribuire alla crescita di questo Paese, che hanno molto da dare e voglia di farlo.
     

     

    E’ il momento che si smetta di prendere in giro persone volenterose e che si dia loro la possibilità di dimostrare le proprie capacità.
     

     

    Basta con annunci del tipo: “Cercasi apprendisti con esperienza” o “Cercasi personale con dieci anni di esperienza nel ruolo, max 29 anni”.

     

    Ma soprattutto basta con questi assurdissimi colloqui collettivi che non servono a selezionare delle persone, ma solo ad esasperarle. Torniamo civili, per favore!
     

     

    Mi chiamo Elisa, ho 37 anni e rappresento tutte quelle persone, senza distinzione di sesso, età, religione o cultura, che vogliono lavorare. E lo vogliono fare davvero".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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