GREVE IN CHIANTI – Ne avevamo dato conto proprio sul Gazzettino del Chianti nell'ottobre scorso: in un consiglio comunale, quello grevigiano, in cui le presenze dei consiglieri erano tutto sommato elevate, spiccava in negativo (per le assenze) la capogruppo di Forza Italia Carla Cavaciocchi (in foto).
Se ne sono accorti anche i militanti azzurri grevigiani, che con una lettera frmata da Simone Verniani, Elena Ceroni, Silvano Rossi e Leo Cennini, sfiduciano apertamente la loro rappresentante nei banchi del consiglio.
"Vogliamo rendere noto alla cittadinanza e a coloro che ci avevano votato – scrivono – che parte dei militanti del partito ritiene inappropriato e inopportuno che tale candidato, che è stato da loro eletto per rappresentarli, si sia reso responsabile, in maniera giustificata o meno, di una riprovevole e continuata assenza dai banchi del consiglio stesso e dalle riunioni dei capigruppi, venendo meno all' impegno preso in campagna elettorale".
"Con tale comportamento – è l'accusa – la fiducia che i cittadini avevano riposto in Forza Italia si è sempre più affievolita col passare del tempo fin quasi a spengersi. L'iniziale entusiasmo è stato via via costretto dall'immobilismo venutosi a creare, senza indirizzi precisi su come operare, su cosa portare avanti, sui temi locali e nazionali da approfondire, a sparire gradatamente, nonostante ci fossero persone desiderose di impegnarsi per fare una opposizione costruttiva e mirata".
"Nessuno – dicono ancora – nella scala gerarchica direttiva è stato in grado di darci la giusta opportunità di operare sul territorio quanto e come avevamo intenzione di fare quando ci siamo impegnati politicamente".
"I problemi che sicuramente ha incontrato nel suo perscorso – dicono rivolti alla consigliera comunale – le hanno impedito per oltre un anno di presenziare alle varie riunioni e consigli comunali. E se la fede verso ilpartito e il senso di responsabilità nei confronti degli elettori fossero al primo posto nei pensieri di Cavaciocchi, la cosa più corretta da fare, per non lasciare un paese senza rappresentanza sui banchi della sala consiliare, sarebbe quella di dare le dimissioni e far subentrare chi può impegnarsi con dedizione".
"Ma di compiere tale corretta azione – rincarano in conclusione – pare non ci sia alcuna intenzione. Abbiamo visto tradita la fiducia riposta in un nostro rappresentante, senza rispettare le problematiche e la mancanza di rappresentanza verso i cittadini".
di Matteo Pucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA



































