Marzio Masini: una vita in volo… con Greve sempre nel cuore

L'incredibile storia di questo pilota classe '38, che ha trascorso infanzia e giovinezza in Chianti

GREVE IN CHIANTI – Una vita nel cielo.. con Greve in Chianti nel cuore. Marzio Masini, classe 1938, ha pilotato aerei da quando aveva diciassette anni viaggiando in ogni angolo del mondo.

 

Oggi è in pensione, vive tra Roma e lo Sri Lanka, ma non ha mai dimenticato la sua “piccola patria” nel cuore del Chianti, in cui è nato e dove ha vissuto infanzia e giovinezza.

 

Quando può va a fare visita alla sorella che vive a Impruneta, e con l'occasione si ritaglia sempre un po' di tempo per fare un salto a Greve e incontrare qualche vecchio amico.

 

Esperienza, volontà, passione sono le parole con le quali Marzio riassume se stesso e la sua vita, che oggi ama raccontare con le immagini anche su Facebook, dove tra aerei in volo e ricordi di ogni genere non mancano mai piazza Matteotti e la statua del più celebre viaggiatore grevigiano Giovanni da Verrazzano. Quel “Birillo” che Marzio chiama “il mio comandante”.

 

La passione per il volo inizia da giovanissimo, grazie al pilota e istruttore fiorentino Vasco Magrini, asso dell'aviazione italiana che secondo quanto riporta Wikipedia abbatté undici aerei nemici durante la Seconda guerra mondiale.

 

“Facevo forca a scuola e andavo a correre in moto alle Cascine – racconta Marzio – poi il mio amico Giorgio Sieni mi coinvolse nella passione per gli aerei. Avevo solo diciotto anni e tredici ore di volo quando Vasco mi fece fare una gara pazzesca: Firenze-Lucca-Pisa-Firenze, con picchiata finale da monte Morello sulla pista di Peretola, dove venivano lanciati dei palloni".

 

"Vinceva chi ne colpiva di più e io arrivai nono – ricorda – ma Magrini capì che avevo del talento e andò da mio padre per convincerlo a farmi intraprendere la carriera di pilota in aeronautica”.

 

Il tira e molla dura qualche giorno: Marzio è minorenne (all'epoca la maggiore età si raggiungeva a 21 anni) e senza la firma del padre non può partecipare al bando per trenta sergenti piloti.

 

È lo stesso Magrini a compilare la domanda e a precipitarsi a Greve, riuscendo infine a convincere il genitore a realizzare il sogno del figlio. 

 

Nel '58 Marzio è a Lecce, poi in Sardegna, e nel '66 a Napoli, alla Nato. È lì che un collega lo convince a uscire dall'aeronautica militare per diventare un pilota civile.

 

“Mi disse che si guadagnava molto di più e così dopo poco presi la decisione e la comunicai al mio comandante Lanfranco Vianello, il fratello di Raimondo”.

 

Nel '70 viene assunto da Ati (Aero Trasporti Italiani), compagnia filiale di Alitalia che ne deteneva il controllo, e nel '71 passa a Turavia, una compagnia di voli charter con la quale diventa comandante pilotando i Fokker F28.

 

Un anno più tardi il passaggio ad Aeropa, all'epoca unico operatore civile in Italia a far volare i Boeing quadrimotore.

 

“Fui il primo pilota abilitato per il 707 – rammenta – Ho iniziato a fare rotta per ogni parte del mondo: Africa, estremo oriente, Messico. Fummo mandati anche in Uganda ai tempi del feroce dittatore Amin Dada".

 

"A Bombay – prosegue – in piena crisi energetica e con l'aereo fermo e senza carburante, millantai la conoscenza personale di Indira Gandhi dicendo di averla incontrata a Roma. Una sfrontatezza che mi portò fortuna, tanto che riuscii a farmi riempire il serbatoio e a ripartire”.

 

Nel '74 arriva per la prima volta in Sri Lanka ed è un vero colpo di fulmine per un Paese dove ancora oggi vive per qualche mese all'anno.

 

“Fosse per me ci vivrei stabilmente, ma mia moglie è contraria”, dice guardando con complicità la sua Mirna, originaria di Figline e conosciuta molto tempo fa nella sala da ballo di Lucolena.

 

Sono dodici anni che Marzio non vola più, e nonostante un brevetto americano che gli consentirebbe di tornare facilmente in cabina (“Mi basterebbe una visita medica, non come in Italia dove ci sono da fare trafile burocratiche infinite”) si gode i suoi ricordi con la serenità di chi è riuscito ad essere sempre protagonista della propria vita.

 

Senza rimpianti e senza nostalgie, se non per la “sua” Greve.

 

 

di Matteo Morandini

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