Morto soffocato dalla colazione in piazza a Greve in Chianti: il ricordo

Valerio Chellini viveva al centro "Ponticelli" di Pescille. Un operatore: "Ci dava sempre la buonanotte"

GREVE IN CHIANTI – Avrebbe dovuto esibirsi proprio stasera alla “Limonaia”, cantando una canzone composta da lui e da altri ospiti del centro “Anna Maria Ponticelli” di Pescille, a Panzano, ma il destino ha riservato a Valerio Chellini un tragico epilogo.

 

È morto soffocato da un boccone della colazione, consumata in uno dei bar sotto i loggiati che si affacciano su piazza Matteotti a Greve in Chianti. Un modo assurdo per morire ma purtroppo non nuovo tra le persone che soffrono di patologie psichiatriche come la sua.

 

Valerio era un ex infermiere originario dell'Isolotto, dov'era nato nel '56. Da circa otto anni viveva nella struttura di Panzano, da quando la malattia, già manifestatasi ma tenuta fino ad allora sotto i livelli di guardia, era degenerata e gli aveva impedito di vivere una vita autonoma.

 

A poche ore dal tragico episodio, a Pescille e in tutte le altre strutture del complesso socio-sanitario “Rosa Libri” regna lo sgomento, perché il vuoto lasciato da Valerio è davvero grande per chi lo conosceva e ogni giorno lo frequentava.

 

A tracciarne un ricordo è Massimiliano Schitizzi, operatore del centro "Ponticelli", che ricorda commosso come fosse “quello che ci dava sempre la buonanotte quando andavamo via”.

 

“Era un po' pigro – dice ancora Schitizzi – e ansioso, ma era una persona molto capace, se stimolata. Partecipava a tutte le nostre attività e infatti proprio stasera avrebbe dovuto cantare assieme al laboratorio di musica, con i nostri ospiti che hanno composto delle canzoni”.

 

Sarà, quello di stasera, il secondo di tre incontri sul tema della diversità organizzati dalla direzione della struttura; impossibile da annullare, vista la partecipazione di tante persone anche da Firenze, ma sicuramente una serata triste, ben diversa da come gli organizzatori l'avevano immaginata.

 

Nel ricordo dell'operatore emerge la storia di una persona che ha compiuto un percorso complesso e positivo dentro la struttura.

 

“Quando è arrivato qui – racconta ancora – la sua situazione psico-fisica era davvero complicata, poi con fatica e tanto lavoro Valerio aveva riacquistato una certa autonomia, che gli aveva ad esempio fatto abbandonare le stampelle per camminare”.

 

Questi progressi gli hanno permesso fino ad oggi di poter andare per due volte a settimana a far visita all'anziana madre, ospite della Rsa di Greve. Una famiglia sfortunata, dato che alcuni anni fa anche la sorella di Valerio, colpita dalla stessa malattia, era venuta a mancare.

 

“Ci manca molto”, conclude Schitizzi, parlando a nome di tutti coloro che hanno conosciuto Valerio. E che gli hanno voluto bene.

di Matteo Morandini

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