SAN POLO IN CHIANTI (GREVE IN CHIANTI) – San Polo si appresta a mettersi a tavola domenica 2 settembre per una cena di beneficenza il cui ricavato andrà alle famiglie particolarmente colpite dal diluvio che fece esondare il Borro della Pieve nel tratto che confluisce con l’Ema.
Sono impresse ancora nella mente dei residenti e non solo, le immagini dell’acqua che supera il ponte delle Ceramiche, il cui parapetto in cemento fece da “tappo”.
Oggi il torrente è stato ripulito e abbassato il letto, sebbene ci sia ancora chi guarda quel tratto con sospetto quando piove. A raccontarci di quando il ponte fu fatto saltare in tempo di guerra per poi essere ricostruito, è Teres, una signora di 87 anni che da quando è nata abita a due passi dal ponte, e che è stata, ma possiamo affermare che è ancora oggi, la più bella donna di San Polo.
"Fu il mio babbo Guglielmo a mettermi questo nome quando tornò dalla guerra, forse aveva conosciuto una ragazza che si chiamava così – spiega la signora Teres che ricorda come era fatta il ponte della Ceramica prima della guerra – Era fatto ad arco, furono i Tedeschi a minarlo, insieme al ponte venne giù anche la casa di Marco che all’epoca non era ancora nato. Non ci furono morti solo perché nel paese erano quasi tutti sfollati".
Marco aggiunge: "I Tedeschi avevano messo quattro cariche di “gelatine” per fare saltare il ponte, fu la mia mamma, Eufemia, a convincere i soldati tedeschi a far saltare una sola carica, altrimenti i danni sarebbero stati maggiori".
Il ponte fu poi ricostruito dagli Inglesi, "o meglio, fu rifatto da loro con delle assi di legno e in seguito fu ricostruito", continua Teres.
"Nel 1995 furono rifatte le spallette in cemento armato e fu tolta la ringhiera di ferro, forse se avevano lasciato la ringhiera, l’acqua sarebbe riuscita a defluire facendo meno danni", spiega ancora Marco.
Un piccolo ricordo di chi ancora si emoziona sia per i vecchi tempi passati che per quanto successo quel pomeriggio del maggio 2018: la buona volontà di tutto il paese, anche di tanti giovani che presero in mano pale e scope.
(In foto San Polo in bianco e nero nelle cartoline gentilmente concesse da Riccardo Pianigiani, collezionista e amante di San Polo in Chianti)
di Antonio Taddei
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