GREVE IN CHIANTI – Sacci ha accolto l'offerta di 125 milioni presentata il 26 novembre scorso da Cementir Italia, azienda del gruppo Caltagirone, per l'acquisizione del proprio ramo d'azienda comprendente le attività nel settore del cemento, del calcestruzzo e dei trasporti.
Una notizia che interessa anche lo stabilimento di Testi ed il cui sviluppo viene osservato con attenzione non solo dal mondo finanziario ma anche dai sindacati e dalle istituzioni, in testa i comuni di Greve in Chianti e San Casciano.
Entro il primo semestre del 2016 si dovrebbe chiudere tutta l'operazione, che comunque resta condizionata sia all’omologazione della procedura concordataria (il 18 gennaio prossimo è fissata l'udienza in cui i creditori si esprimeranno sul piano di risanamento dei debiti, successivamente ci sarà l'eventuale omologa da parte del Tribunale di Roma) sia all’autorizzazione da parte dell’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato.
Resta così spiazzato il gruppo piemontese Buzzi Unicem, la cui offerta di circa 100 milioni era stata presentata nel settembre scorso (quella precedente, di 120 milioni, era stata respinta a maggio dalle banche e dai creditori) e che proprio in questi giorni ha accusato il colpo in borsa.
Se l'operazione andasse in porto Cementir conquisterebbe la quota di mercato del 6% di Sacci e potrebbe così consolidare il ruolo di quarto più grande produttore di cemento in Italia.
Mediobanca valuta la decisione di Cementir di reinvestire in Italia “una mossa coraggiosa”, pur non escludendo, come riporta Milano Finanza, “la possibilità che possa essere razionalizzata la capacità di produzione”.
È proprio su quest'ultimo passaggio che manterrà un'attenzione particolare il sindacato, che per il momento resta in attesa degli eventi pur valutando l'entrata in gioco di Cementir un fatto importante.
Per Alessandro Lippi di Fillea-Cgil “rimangono le preoccupazioni, ma ce ne sarebbero di più se non ci fosse stata alcuna offerta. Per quanto ci riguarda ci confronteremo con chiunque senza pregiudizi, ma con un punto fermo: la salvaguardia dell'occupazione”.
Posizione, quest'ultima, non negoziabile e condivisa con gli altri sindacati.
“Lo stabilimento di Testi – prosegue Lippi – è ancora più appetibile, ha investito in questi ultimi anni venti milioni in sicurezza e in riduzione dell'impatto ambientale diventando un impianto moderno ed efficiente”.
Gli oltre cento lavoratori che da circa tre anni vivono nella massima incertezza alternano attualmente periodi di breve attività lavorativa (meno di un mese) a lunghe interruzioni scandite dalla cassa integrazione ordinaria.
“Sarebbe inaccettabile se ci fosse un'operazione al ribasso”, conclude il sindacalista della Cgil.
di Matteo Morandini
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