Sede La Racchetta a Panzano: “Una bella opportunità trasformata in un pasticcio”

Anche il gruppo di opposizione VIVA - Cittadini per Greve in Chianti è fortemente critico nei confronti dell'operato del sindaco e dell'amministrazione comunale

GREVE IN CHIANTI – “La costruzione a Poggio di Rocchio? Una bella opportunità trasformata in un pasticcio”.

E’ il giudizio, netto e tagliente, del gruppo di opposizione in consiglio comunale VIVA – Cittadini per Greve in Chianti.

Il tema è quello della nuova sede de La Racchetta Panzano, al centro del dibattito politico in queste ultime settimane.

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“Leggiamo con sorpresa sul Gazzettino del Chianti – inizia la riflessione di VIVA – l’intervento del sindaco di Greve in merito al nuovo edificio di circa 340 metri quadrati che nascerà a Poggio di Rocchio a Panzano, a servizio dell’associazione di volontariato e protezione civile La Racchetta”.

“Come dice il sindaco – proseguono – l’intervento non è stato approvato all’unanimità ma con l’astensione dei gruppi consiliari di minoranza. Forse il sindaco vorrebbe che l’opposizione fosse sempre muta e consenziente alle proposte dell’amministrazione, come la sua maggioranza, a prescindere dai contenuti delle delibere e dell’assoluta mancanza di partecipazione? Per fortuna a Greve non è così!”.

“Vogliamo innanzi a tutto sottolineare – premettono – il fondamentale ruolo che le associazioni di volontariato ed in specie quelle di protezione civile, come La Racchetta, svolgono nell’interesse di tutti i cittadini e del territorio”.

“Propria a riconoscimento di questo ruolo – precisano – il nostro voto in consiglio comunale sull’approvazione del progetto in questione è stato di astensione, nonostante i numerosi dubbi e perplessità a cui non abbiamo avuto risposta”.

“Cominciamo dalla questione urbanistica – evidenziano – Il nuovo edificio, lungo 33,5 metri ed alto 5,8 metri, nascerà a Poggio di Rocchio, accanto al parcheggio principale di Panzano, un’area attualmente destinata dalle norme urbanistiche comunali a parco e giardino pubblico (Sv)”.

“Tali aree – aggiungono – secondo l’art. 17 delle norme tecniche di attuazione approvate dall’amministrazione comunale nel 2019, “sono aree prevalentemente alberate e sistemate a verde e organizzate per il tempo libero, il riposo, il gioco libero”. Sempre secondo le norme, “all’interno di tali aree possono essere realizzati spazi attrezzati per il gioco, le attrezzature didattiche all’aperto, l’osservazione dell’ambiente naturale, lo spettacolo e le manifestazioni all’aperto o contenute attrezzature per la pratica sportiva di base, chioschi per ristoro, servizi igienici e piccoli fabbricati necessari alla fruizione e gestione di tali aree”. Quindi, secondo l’articolo citato non sarebbe ammissibile, come è ovvio, la realizzazione di una tale volumetria”.

“È pur vero – rimarcano – che le norme, in maniera apparentemente contradditoria, contengono anche questa specifica, nel medesimo articolo: “nelle aree destinate ad attrezzature di servizio pubbliche (S) sono sempre ammessi i manufatti funzionali ai servizi di protezione civile, fermo restando la tutela del patrimonio edilizio di pregio architettonico e/o valore storico documentale”. Le aree a verde rientrano tra quelle generalmente destinate ad attrezzature di servizio pubblico, ma la cartografia del piano attua una ben precisa distinzione tra le aree destinate a servizi, in marrone, e quelle destinate a verde pubblico, in verde, appunto (vedi la legenda della mappa qui sotto)”.

“A parte questo aspetto – proseguono – che è comunque fondamentale, è chiaro che lo spirito della norma è quello di consentire l’uso di qualsiasi area pubblica per la realizzazione di manufatti della protezione civile, intendendo che tali opere siano eccezionali e possibilmente temporanee, come purtroppo può risultare necessario nel caso di calamità naturali che richiedono di allestire negli spazi disponibili strutture di soccorso e ricovero per la popolazione”.

“Non è evidentemente questo il caso di cui stiamo parlando – rilanciano – in cui invece c’era tutto il tempo per definire meglio il progetto, la sua ubicazione e, nel caso in cui si volesse proprio realizzare l’opera in questa punto, avviare le necessarie procedure per la variante urbanistica che, come noto, segue un iter ben differente da quello usato in questo caso (semplice approvazione in consiglio comunale)”.

“Chiediamo inoltre – incalzano dal gruppo VIVA – sempre a tutela degli interessi dell’associazione di volontariato, se nel calcolo degli standard urbanistici comunali, determinati in maniera inderogabile dal decreto 1444 del 1968, quest’area continuerà ad essere computata come area a verde, anche dopo la realizzazione di questi 340 metri quadrati di edificio”.

“A parte la questione urbanistica – dicono ancora – che è comunque quella più rilevante perché potrebbe essere foriera di successivi problemi, così come purtroppo è avvenuto troppo spesso nel nostro comune negli anni passati, ci chiediamo se non sarebbe stato meglio portare avanti questo progetto in maniera più trasparente, dopo averne discusso con la cittadinanza e non, come avverrà solo a seguito delle nostre proteste, con una presentazione pubblica a progetto approvato”.

“Questo – concludono – sarebbe stato ancor più necessario in una comunità, come quella di Panzano, che si è dimostrata sempre molta attenta ai valori del proprio territorio Una bella opportunità promossa da un’associazione meritevole trasformata in un pasticcio: come al solito”.

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