Lo dicono Lista Stecchi e Prc: “Si sono creati cittadini di serie A e di serie… Z!”

GREVE IN CHIANTI – La Cartografia del Comune di Greve in Chianti violerebbe, secondo la lista civica con Paolo Stecchi e Rifondazione comunista, l'articolo 3 della Costituzione dell Repubblica Italiana.

 

Quello che recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge… È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

 

Si parla, è bene dirlo subito, di vincolo paesaggistico. Perché, vanno a ritroso la lista Stecchi e il Prc, "il 7 Settembre 1985 in Italia entrò in vigore la cosiddetta Legge Galasso (Legge n. 431 del 1985), con la quale il Governo voleva salvaguardare le aree che a quella data non avevano perso o attenuato le loro caratteristiche e i requisiti morfologici-ubicazionali. Per quanto riguarda il nostro Comune, il vincolo più importante è quello che riguarda il torrente Greve, in quanto la Legge Galasso afferma che: "Sono sottoposti a vincolo paesaggistico… i fiumi, i torrenti… e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna"".

 

"La Legge – proseguono lista Stecchi e Prc – nello stesso tempo sottraeva e tuttora sottrae a questo vincolo le aree che a quella data (6 settembre 1985) avevano perso o attenuato i loro requisiti “naturalistici”, come le aree urbane, per le sopravvenute urbanizzazioni ed edificazioni. In pratica quelle parti di territorio che la legge così indica: "… Le disposizioni previste… non si applicano alle aree che alla data del 6 settembre 1985… erano delimitate negli strumenti urbanistici come zone A e B…"".

 

"Quindi – ricordano – per ottemperare a questa Legge il Comune di Greve si deve rifare allo strumento urbanistico vigente prima del 1985 e per la precisione ad una Variante del Programma di Fabbricazione del 1971, approvata nel 1980 dall'allora sindaco Alberto Bencistà".

 

Poi vengono al "quadro" grevigiano: "Prendendo in esame la Cartografia del 1980, del Centro abitato di Greve, è palese l'incoerenza che esiste fra la stessa Cartografia e la sua Legenda. Per esempio vi sono delle aree della piazza Matteotti che non trovano corrispondenza nella Legenda e non possono quindi essere classificate?. Ed è altrettanto palese che la Cartografia non soddisfa ciò che chiede la Legge Galasso. Ma ancor più tragico è il fatto che la Cartografia viola uno dei principi cardini della nostra Costituzione, l'articolo 3".

 

Poi fanno un esempio per dimostrare quel che affermano: "Due case adiacenti, che si trovano a 50 metri da piazza Matteotti e che nella Cartografia sono trattate in maniera completamente opposta, creando così cittadini di serie A e cittadini di serie… Z".

 

Subito chiare, secondo la loro opinione, anche le responsabilità: "La colpa di tutta questa confusione è da imputare al sindaco Bencistà che nel 1980 approva questa Variante in cui è completamente assente la suddivisione dei centri abitati in base ai criteri del D.M. 1444/1968. Ma quello che è peggio è che da quando è tornato a fare il sindaco ed ha chiamato lui stesso la nuova dirigente: il Bencistà ha ripreso a considerare questa Cartografia del 1980 invece di dichiararla inefficace ed incostituzionale per difetto di completezza descrittiva".

 

"Il sindaco Bencistà – dicono – per il bene del Comune e di tutti i cittadini avrebbe dovuto abrogare immediatamente, con una delibera di consiglio, la Variante del 1980. E così tutti i problemi legati al vincolo paesaggistico che questa amministrazione ha causato, bloccando ogni forma di sviluppo economico, sociale e strangolando in questo modo cittadini ed imprese, sarebbero svaniti nel nulla. Al contrario per l'amministrazione Bencistà sono diventati abusivi tutti quei lavori eseguiti dal 1985 in poi senza autorizzazione preventiva paesaggistica".

 

"Tutto questo – rilanciano – potrebbe comportare per il cittadino: l'impossibilità di vendere un bene; essere penalmente perseguibili per aver eseguito lavori abusivi autorizzati dallo stesso Comune; per gli interventi eseguiti fino al 2006 un pagamento di una quota di euro per ottenere una sanatoria; per gli interventi edilizi realizzati dopo il 2006 la demolizione e il ripristino della situazione precedente ai lavori".

 

"Ormai – sottolineano – sono quattro anni che diciamo questo ma forse al Bencistà e alla sua amministrazione faceva più comodo comportarsi così per bloccare tutto e dire che l'urbanistica a Greve era tutta completamente sbagliata. Il peccato originale invece non è altro che opera dello stesso Bencistà che ora vuol passare da salvatore della patria".

 

"Ma come volevasi dimostrare – accusano – l'operato del Bencistà non è quello di risolvere le cose (non ne ha risolta nemmeno una) ma di continuare a volerle sempre più ingarbugliate dando la colpa di tutto questo ad altri. Invece stranamente risaliamo sempre a quando era stato sindaco lui negli anni '80: Conca d'Oro, il Ferrone, Palaia, il gassificatore. Per non parlare di Uzzano".

 

"Per concludere – chiudono – vogliamo porre una domanda al nuovo candidato a sindaco, Paolo Sottani: mentre succedeva tutto questo tu dove eri? Già dimenticavamo eri… vincolato anche tu".

di Redazione

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