IMPRUNETA – Non è certo facile analizzare una sconfitta politica. Men che meno a poche ore dalla chiusura delle urne.
Proveremo a farlo con quella di Matteo Aramini, lo sfidante di Alessio Calamandrei, che domenica 29 aprile è stato sconfitto alle primarie del Partito democratico di Impruneta dal sindaco uscente. Con 52 voti di scarto.
I NUMERI
Prima valutazione, sui numeri di queste primarie: a votare sono andate 1.007 persone, contro le 1.252 del 2013, quando lo stesso Calamandrei battè l’allora assessore uscente Marco Pistolesi (con 92 voti di scarto).
Un buon risultato di partecipazione: a fronte del difficilissimo momento del Partito democratico in generale; dell’iper difficile momento di quello imprunetino; della disaffezione in generale dalla politica, del… ponte del primo maggio.
E non si dica… Calamandrei ha vinto con “soli” 52 voti di scarto. Una vittoria è una vittoria: e da sindaco uscente, con tantissime problematiche lasciate sul tappeto (ammesse dallo stesso Calamandrei con lo slogan “Un progetto lasciato a metà è peggiore di uno mai iniziato”) non era certo facile.
IL PRONOSTICO E LA CAMPAGNA ELETTORALE AGGRESSIVA
Partiva sfavorito Calamandrei. Aramini lo sapeva. E probabilmente su questa base sbagliato l’approccio alla campagna elettorale.
Aggressiva. Molto aggressiva. Troppo aggressiva. Tanto da far chiedere a molti… ma fa parte dello stesso partito?
Alla fine tutta questa aggressività ha portato qualcuno anche a “riabilitare” la figura del sindaco uscente, che per contro ha mantenuto toni più bassi e un profilo più istituzionale.
Un sindaco che in questi anni, di fronte a lacune sia di tipo politico che amministrativo, è sempre stato accompagnato dall’etichetto di “bravo ragazzo” che in parte può aver fatto pendere l’ago della bilancia.
IL PASSATO INGOMBRANTE: UN NUOVO… TROPPO “ANTICO”
E’ inutile girarci intorno. La sconfitta di Matteo Aramini è anche (e soprattutto) la sconfitta di una contraddizione.
Presentarsi come “nuovo” (e in effetti Aramini lo era), con alle spalle personaggi dal passato politico ingombrante, come l’ex sindaco Ida Beneforti, l’ex assessore (e sconfitto alle primarie 2013) Marco Pistolesi, l’ex segretario del Pd imprunetino Angiolo Fossati, è stato letale per Aramini.
Rimasto come soffocato in un abbraccio mortale. Visto, da chi guardava dall’esterno, come il passato che voleva ri-appropriarsi del “palazzo” perso nel 2013, con la vittoria a sorpresa di Calamandrei.
LA MANCATA RISPOSTA DI TAVARNUZZE
Poi c’è la questione Tavarnuzze. Dove sì Aramini ha vinto, come da pronostico. Ma dove non ha stravinto, come sarebbe invece servito per battere Calamandrei.
E qui è Aramini che deve farsi qualche domanda: anni da responsabile della Pubblica Assistenza, gli ultimi da presidente della Pro Loco tavarnuzzina, non sono serviti a fargli avere quel consenso che sarebbe invece stato pronosticabile.
Tanto che c’è chi dice che già nel pomeriggio, di fronte ai dati sull’affluenza poco convinta di Tavarnuzze, avesse già capito come si stava indirizzando la contesa.
Non che Aramini dovesse “riscuotere” dei crediti, per carità. Ma l’essere per anni al centro del palcoscenico in paese poteva, doveva, garantirgli qualche voto in più.
Anche perché Impruneta non aveva ben digerito questa candidatura. Lo si percepiva in piazza, negli ambienti rionali. E Impruneta ha premiato Alessio Calamandrei.
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