Sono uno dei tanti giovani e meno giovani assunti di recente da Laika.
Sono assunto tramite agenzia come la maggior parte dei lavoratori con contratto a termine che lavorano qua dentro.
Laika ha annunciato anche su gli organi di stampa locali il raddoppio della produzione e la conseguente assunzione di più di un centinaio di lavoratori. Oltre a questo internalizzerà 60 lavoratori della Bekaert di Figline Val d’Arno di recente chiusa.
Le aspettative per me ma come per molti altri erano altissime, siamo entrati con fiducia e speranza di essere in azienda effettivamente in crescita e che presentava serie prospettive per chi è alla ricerca di impego.
Nel giorno 5 marzo viene comunicato che l’azienda chiuderà dal 26 marzo al 7 aprile. Due giorni sono di Pasqua ma il resto lo hanno chiamato chiusura collettiva.
In pratica chi ha maturato abbastanza ferie consumerà quelle, chi ancora non le ha maturate “se vorrà” (?) potrà recarsi a lavoro ma verrà impiegato in altre mansioni, la produzione (cioè l’assemblaggio dei camper è fermo).
Quello che però non è chiaro è che fine facciano chi lavora con contratto a termine. Tra quelli con contratto a termine la maggioranza ha il contratto che scade il 26.
La domanda che sorge spontanea è che fine facciamo? Nelle migliori delle ipotesi ci verrà rinnovato il contratto ma a partire dal 7 aprile, ovviamente niente di certo e sempre nelle migliori delle ipotesi ci verrà comunicato il rinnovamento meno l’ultimo giorno di contratto come di consueto.
Questa questione si va incastrare con l’ormai famosa vicenda della Bekaert. Anche qui giornali e telegiornali locali hanno annunciato “l’accelerazione sulla vicenda Bekaert”, 60 lavoratori entreranno assunti direttamente da Laika dall’8 di marzo.
La soluzione alla vicenda Bekaert è inserire i lavoratori in un’azienda che nemmeno due settimane dopo annuncia una chiusura temporanea?
La riposta a queste domande ce l’aspettiamo dall’azienda dato che ancora né le agenzie interinali né l’Rsu sanno darci una risposta precisa.
Si è spesa ben volentieri l’azienda nello spigare quanto bene gli andassero le cose e quanto lavoro stesse portando nel territorio, adesso vogliamo che si spenda alla stessa maniera per spiegare che intenzioni ha con i più di cento lavoratori in somministrazione.
Marco Sarteri
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