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domenica 3 Luglio 2022
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    Lacrime e gratitudine, tanto dolore e una piazza tutta per lui: i funerali di Luca Gasparri a Impruneta

    Funzione celebrata dall'arcivescovo Betori, ricordato da don Brogi ("Dedizione, discrezione e disponibilità"). Accompagnato da un mare verde di rionali, da una folla di imprunetini

    IMPRUNETA – Quando il feretro è uscito da una Basilica di Santa Maria all’Impruneta strapiena di persone, è stato accolto in quella piazza, la “sua” piazza, dalle lanterne verdi che i rionali del Pallò hanno fatto volare in cielo.

    E dalla musica, quella musica. La colonna sonora che ogni anno, nell’ultima domenica di settembre, accompagna la discesa dei carri palloiani dalla Commenda alla piazza stessa. 

    Applausi. E tante, tante lacrime. Si è consumato così, nella mattinata di oggi, lunedì 23 maggio, l’addio a Luca Gasparri.

    Il presidente del rione del Pallò si è spento a soli 54 anni dopo una malattia che, alla fine, non gli ha lasciato scampo.

    Tantissimo verde, in piazza e in chiesa. E quel pampano palloiano ad accompagnarlo un po’ dappertutto: anche come cuscino accanto alla bara, davanti all’altare da cui ha celebrato la Messa l’Arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, nella cui segreteria lavorava lo stesso Gasparri.

    “Di fronte alla morte – ha iniziato Betori – è naturale ribellarci, è un sentimento che sorge spontaneo, in particolare quando arriva a interrompere una presenza accanto a noi, il percorso di persone con cui abbiamo condiviso il cammino della vita. Ed è questo il sentimento di tutti noi oggi, al venir meno della presenza visibile di Luca, con cui gli ultimi tre arcivescovi di Firenze hanno condiviso tanti momenti delle loro responsabilità”.

    “Doveroso per me – ha proseguito – rappresentare il cordoglio mio e di tanti altri. Ripudiamo la morte perché pensiamo che la nostra vita sia immortale, e non possiamo pensare che questo desiderio sia vuoto e illusorio. È un bagliore che illumina il nostro destino futuro. A rassicurarci che però questa non è una illusione ci sono le parole della fede, che ci assicura che c’è un uomo che ha vinto la morte, Gesù. E che c’è chi promette lo stesso per tutti coloro che credono in lui”.

    “Nel dolore di una separazione quindi – sono state ancora le parole di Betori – viviamo anche un momento di fede importante, della nostra vita affidata alle mani di Dio, che sono colme di amore per i suoi figli. La vita di ogni donna e ogni uomo nella prospettiva di Gesù acquista un orizzonte infinito. Lo sguardo va oltre questa bara, questi giorni, ma si fissa su un tempo eterno, sul tempo dell’uomo in Dio”.

    “Una fede – sono state ancora le parole dell’arcivescovo – che ci aiuta anche a comprendere i passaggi oscuri dell’esistenza: sono stati oscuri i giorni per Luca, per la sua famiglia, giorni di una malattia nella quale lo abbiamo visto indebolirsi e scavarsi davanti a noi. La sua figura esteriore si disfaceva, ma la fede ci aiutava a vedere quella vita rinnovarsi di giorno in giorno. San Paolo ci ha ricordato che attraversare la tribolazione della fede, come ha fatto Luca, ci porta alla vita eterna”.

    “Per lui – ha pregato – oggi chiediamo questo. Una dimora eterna costruita da Dio. Questo sguardo di fede, che ci accompagna verso l’eternità, si accompagna a un sentimento di gratitudine per quanto Luca ha dato: alla famiglia, alla Curia, alla vita sociale dell’Impruneta. Un atteggiamento di vita segnato dalla generosità. E arricchito dal sorriso e dalla sua timida gentilezza”.

    “Non posso infine non ricordare – ha concluso Betori – che proprio verso i poveri si è espressa la collaborazione di Luca con il vescovo. Era lui che ascoltava le richieste, era a lui che chiedevo a chi fosse possibile donare. Per molti quello di Luca è stato il volto della carità del vescovo. Accompagniamolo all’incontro con Cristo e con il padre: con amore, affetto e gratitudine”.

    E’ toccato poi a don Paolo Brogi ricordare, alla fine della funzione, chi fosse Luca Gasparri: “Ringrazio l’arcivescovo e la famiglia di avermi dato l’opportunità di ricordare il mio caro amico Luca. Quando mi è stato chiesto di farlo, il primo pensiero è stato che, se fosse stato presente, avrebbe detto: monsignore, voglio proprio vedere cosa dici adesso. Il dolore è grande: io e Luca ci conoscevamo da trent’anni, una conoscenza che si è approfondita quando siamo stati insieme in segreteria. Per me era un amico. Da descrivere con tre parole: dedizione, discrezione e disponibilità”.

    “Questo è stato Luca per la curia Fiorentina – ha proseguito don Brogi – Aveva il ruolo di addetto alla segreteria, ma è riduttivo descriverlo così. Ogni tanto spariva, c’era un problema in un ufficio, una persona aveva bisogno, chiamavano sempre lui. Tutti avevano stima e fiducia, per le cose pratiche ma anche per sfogarsi: e io ne sono testimone. Per Luca la Curia, la segreteria del cardinale, il palazzo arcivescovile, erano parte del suo essere. Non gli è mai pesato quello che gli è stato chiesto di fare”.

    “Ho pensato – ha riflettuto il sacerdote – ma ci ho mai litigato? Sono mai stato arrabbiato con lui in otto anni, stando insieme dalle 9 alle 18, tutti i giorni? Non mi è venuto in mente un episodio, e il merito è sempre stato suo. Non ha mai gettato benzina sul fuoco, tuttaltro. Quando non era in ufficio ne sentivo la mancanza. Ironico, sempre pronto alla battuta, amava ridere, scherzare, stare in compagnia”.

    “E naturalmente – ha tenuto a dire infine don Brogi – oltre alla sua famiglia, aveva altri grandi amori, il verde del Pallò. E la Juventus. Oggi ho dovuto ricordare il mio caro amico Luca. Ma cosa è che mi ha insegnato? Il tempo c’è, mi diceva quando ascoltava una persona. Il tempo c’è. La persona che hai davanti è importante. A volte me lo dico: faccio come Luca, dedico importanza alle cose e se faccio un po’ tardi pace. Caro Luca grazie per il tuo sorriso, per la tua disponibilità, per la tua mitezza, per averci donato una parte della tua vita. Vivi per sempre nella gloria di Dio”.

    Poi, così come era entrato arrivando dalla cappellina di via della Croce, il feretro è uscito portato a spalla dai rionali palloiani. Fra le lacrime. Tante lacrime. Per un dolore profondo che durerà ancora a lungo.

    Un lunghissimo applauso e la musica che lo ha accolto, circondando d’affetto anche la moglie e i figli. Tanto che lo stesso arcivescovo, prima di ripartire sulla sua auto, si è soffermato alcuni secondi a guardare quella piazza.

    In cui un mare verde, di rionali palloiani, è stato arricchito dai colori di tutti gli altri rioni: il rosso delle Fornaci, l’azzurro delle Sante Marie, il bianco del Sant’Antonio. Da tanti, tantissimi imprunetini.

    Ed è stato salutato, infine, dalla lettura di un messaggio da parte di un rionale del Pallò. Che lo ha salutato recitando la canzone di San Damiano.

    Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno,

    con amore ed umilta potra’ costruirlo

    Se con fede tu saprai vivere umilmente

    Più felice tu sarai anche senza niente

    Se vorrai ogni giorno con il tuo sudore

    Una pietra dopo l’altra in alto arriverai

    Nella vita semplice troverai la strada

    che la calma donerà al tuo cuore puro.

    E le gioie semplici sno le più belle

    Sono quelle che alla fine sono le più grandi

    Dai e dai ogni giorno con il tuo sudore

    una pietra dopo l’altra in alto arriverai

    Perché Luca Gasparri è stato un leader. Ma un leader mite, mai arrogante. Mai invadente.

    Che ha guidato le persone, il tumulto rionale, la Festa dell’Uva, con l’esempio. Con l’intelligenza, la passione e l’amore.

    E i rionali, gli imprunetini, lo hanno sempre capito. 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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