PRATALE (BARBERINO TAVARNELLE) – Era la sera del 23 luglio 1944 quando nel boschetto di Pratale, chiamato "La Docciolina” per la presenza di una fonte d’acqua, venivano brutalmente uccisi Angiolo Cresti, Attilio Cresti, Oreste Cresti, Bruno Gori, Giuseppe Gori, Livio Gori, Marcello Gori, Omero Gori, Stefano Gori, Carlo Lotti, Giuliano Lotti, Giovanni Raspollini.
Settantacinque anni dopo, nella piccola radura di Pratale, come ormai da tradizione circa novanta persone si sono ritrovate per ricordare l’eccidio.
Presenti il sindaco di Barberino Tavarnelle David Baroncelli, il vicesindaco Giacomo Trentanovi, il sindaco di San Casciano Roberto Ciappi, il vicesindaco di Greve in Chianti Lorenzo Lotti. Tutti con i rispettivi gonfaloni.
E poi l’Associazione Progetto Irene, l’Associazione familiari vittime di Marzabotto, l’Associazione Nazionale Ex Internati, l’associazione Mutilati di Guerra, l’Associazione Nazionale Deportati, rappresentanti dell’Arma dei carabinieri della Stazione di Barberino Tavarnelle. E, in supporto, i volontari dell’antincendio La Racchetta di Tavarnelle.
Sul posto è stata celebrata anche una Santa Messa in suffragio dei caduti, presidiata da padre Lorenzo Russo dell’Abbazia di Badia a Passignano, mentre subito dopo la funzione sono stati ben 75 (come gli anni trascorsi dai tragici fatti) ad alternarsi nella lettura del testo scritto da Massimo Salvianti, “Il Sangue e l’Erba”.

Ascoltati e apprezzati da altrettante persone sedute in silenzio: cittadini, rappresentanti istituzionali, associazioni, guidati da Salvianti e dal maestro Emiliano Benassai alla fisarmonica.
Nel pubblico c’era, ancora una volta, Mirella Lotti. Che all’epoca dei fatti aveva 8 anni e perse il babbo Giuliano e il nonno, fucilati come tutti gli altri uomini.
Ma anche altri parenti delle vittime della follia nazista nel nostro Paese: Ferruccio Laffi, sopravvissuto alla strage di Marzabotto e accompagnato da Stefano Ballini, autore d’importanti documentari sugli eccidi nazisti.
Presente anche una delegazione di neozelandesi, tra questi il figlio di un soldato che liberò Tavarnelle. Anche lui ha letto un brano de “Il Sangue e l’Erba”, ricevendo un lungo applauso.
Particolarmente emozionati le lacrime e il groppo in gola di una mamma che, nel leggere la sua parte, stringeva la mano della giovanissima figlia. Che a sua volta, con gli occhi lucidi, ha cercato il volto della madre chiedendosi perché piangesse, subito rassicurata appena passata l’emozione con un timido sorriso.
Due volti che, involontariamente, hanno ricordato quello di Mirella Lotti, bambina di soli 8 anni 75 anni fa. Che in quello stesso pezzo di terra perse il suo babbo. E che ancora una volta, con grande sacrificio, ha ripercorso quei tragici momenti del 23 luglio 1944.
di Antonio Taddei
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