GREVE IN CHIANTI – Le premesse c'erano tutte. E l'assemblea dei soci della Cooperativa Italia Nuova di domenica 28 luglio le ha confermate tutte.
Proteste, polemiche, con un gruppo di soci che in dissenso con la gestione assembleare hanno abbandonato sala e votazioni (si rinnovava il consiglio). Redigendo poi un documento al vetriolo, che ha come obiettivo principale il presidente uscente Fabio Baldi.
"Incurante del fatto che l’assemblea dei soci della Coop di Greve del 23 maggio scorso avesse deciso a maggioranza e senza alcun voto contrario di limitare ad una le deleghe per le votazioni per il rinnovo delle cariche sociali – iniziano – e incurante anche della richiesta avanzata nei giorni scorsi da numerosi soci per il rinvio dell’assemblea convocata per domenica 28 luglio, il presidente uscente Fabio Baldi si è presentato all’assemblea alla presenza del notaio sostenendo che, secondo lui, le deleghe per ciascun socio andavano confermate nel numero di cinque".
"Perché questa norma – proseguono – sempre secondo il suo pensiero, avrebbe favorito una più ampia partecipazione dei soci alla vita della Coop. A nulla sono valse nemmeno le numerose rimostranze sollevate da diversi soci in assemblea, che facevano notare le modalità non sempre ortodosse con cui sono state gestite e consegnate le deleghe ai soci".
"Nonostante tutto ciò – prosegue la nota – il presidente uscente riteneva non solo giusto, ma anche doveroso procedere con l’assemblea. A quel punto ai soci che avevano sollevato la questione del numero delle deleghe non è rimasta altra scelta che quella di abbandonare silenziosamente l’assemblea, lasciando al presidente ed ai suoi supporter il compito di approvare sia le modifiche statutarie sia, successivamente, il nuovo consiglio direttivo".
"A proposito di deleghe – rilanciano – all’assemblea di domenica 28 luglio sono state notate numerose persone che non solo non hanno mai fatto e non fanno la spesa alla Coop di Greve, ma che non si erano nemmeno mai viste a Greve in Chianti, munite di cartelline bianche contenenti ciascuna le cinque deleghe che qualche provvida… “manina” aveva amorevolmente confezionato e messo nelle loro mani".
"Nell’assemblea del 28 luglio – accusano – si è consumato uno strappo che non sarà facile ricucire; tra i soci che chiedevano e continueranno a chiedere maggiore democrazia e l’abbandono di pratiche poco chiare, come quella delle cinque deleghe, ed i sostenitori del presidente uscente".
"Questo strappo – rimarcano – volutamente e pervicacemente cercato dal presidente uscente, non solo ha avvelenato il clima ed i rapporti tra i soci, ma rischia di ripercuotersi sul rapporto stesso tra il corpo sociale e la cooperativa".
"Mai prima d’ora – concludono – si era giunti a tanto per consentire a qualcuno di conservare posizioni di comando che durano ormai da ben 29 anni. Per trovare un paragone a questa situazione, probabilmente, bisogna uscire dai confini nazionali e fare riferimento alla… Corea del Nord".
di Matteo Pucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA


































