SAN POLO (GREVE IN CHIANTI) – Era il 2 agosto 1944 quando in località Panzalla, a San Polo in Chianti, i nazisti fucilarono i coniugi Pietro Stefanini e Dina Boncristiani.
Fin dal settembre del 1943 la loro casa era stata rifugio e luogo di passaggio per molti renitenti, buona parte dei quali avevano poi raggiunto le formazioni partigiane.
Pietro Stefanini, maresciallo dei vigili urbani di Firenze, che si era contraddistinto per posizioni antifasciste già all’inizio del Ventennio, era stato in grado di apportare un contributo tutt’altro che trascurabile agli uomini della Sinigaglia, facendo arrivare informazioni e notizie dalla città, da dove poteva andare e venire agevolmente grazie alla divisa ed alla motocicletta di servizio.
La moglie, Dina Boncristiani, è stata definita dal comandante “Gracco” la migliore delle staffette della Sinigaglia, ed era talmente impegnata e sprezzante del pericolo nello svolgimento dei compiti che le erano assegnati da venire rimproverata per i rischi ai quali si sottoponeva da Sirio Ungarelli “Gianni”, commissario politico della Brigata.
Che nelle sue memorie lascia a riguardo una toccante testimonianza nella quale ricorda come l’esempio di Dina, che “non temeva né fascisti né nazisti”, infondesse coraggio nei compagni partigiani.
Nel 1945 l’amministrazione grevigiana pose nel luogo in cui furono trucidati i coniugi un cippo alla memoria. Ogni anno con la cerimonia del 2 agosto si ricorda questo sacrificio per la libertà e la democrazia.
di Redazione
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