BAGNO A RIPOLI – Nasce sulle colline ripolesi che “guardano” verso il Chianti, nella Tenuta di Poggio Casciano, il nuovo “super Cru” di Ruffino.
E’ stato presentato ufficialmente ieri, mercoledì 10 novembre, Modus Primo (annata 2018), ovvero l’IGT (Indicazione Geografica Tipica) che vuol racchiudere in una bottiglia l’identità del territorio di Poggio Casciano.
Qui infatti Ruffino ha deciso di scegliere il meglio del meglio per rappresentare l’evoluzione di Modus, in un percorso nato nel lontano 1997, con uno dei Supertuscan di riferimento nel panorama enologico nazionale e internazionale.
Adesso, con Modus Primo, questa storia evolve, fotograferà la miglior produzione di ogni annata del “terroir” di Poggio Casciano.

“Volevamo dedicare un vino solo a questa tenuta – sono le parole di Sandro Sartor, presidente di Ruffino – creando un prodotto che si ispirasse a nostro primo Cru, Modus, e che rappresentasse al meglio i 40 ettari di Poggio Casciano”.
“Lo abbiamo chiamato Primo – conclude – perché è al top fra i nostri vini. Rimane il blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet, prendendo la migliore uva dai migliori vigneti. E sarà, per ogni annata, in quantità limitata”.
Tre vigneti per tre vitigni. Nei quali si coltivano le uve alla base del blend di Modus Primo.
Dal vigneto Robbia, esposto verso nord est, su un terreno calcareo-marnoso e argilloso, arriva un Sangiovese dalla “grana” finissima.
Nel vigneto Poggio al Mandorlo, nella zona storica della Tenuta di Poggio Casciano, sferzato dai venti che arrivano da nord, cresce un profumato Merlot.

Nel vigneto Lonchio Nord, infine, esposto a nord ovest, su terreno argilloso e ben drenato, troviamo un Cabernet Sauvignon intenso e potente.
Si parte quindi dalla vigna, ovviamente, per arrivare poi in cantina, all’affinamento in botti di rovere (nuove, per 18 mesi).
L’uvaggio dell’annata 2018 è al 39% Cabernet Sauvignon, 35% Merlot, 26% Sangiovese.
Poi, in base alle annate, le percentuali potranno variare.
Ma, come si vede, i tre vitigni imprimono, ognuno con le sue caratteristiche, un’impronta decisa.
In un vino che per Ruffino rappresenta (e rappresenterà) storia, identità, futuro.

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