BARBERINO VAL D'ELSA – Non rispondono direttamente a Obiettivo Comune, la lista civica che ha accusato il Comune di aver affrontato in maniera inadeguata l'emergenza-alluvione e di aver sottovalutato a lungo la questione-Ecos (clicca qui per leggere l'articolo).
Ma l'amministrazione comunale barberinese (in foto il sindaco Maurizio Semplici) rivendica una volta di più la linea e le procedure che ha seguito in tutta la vicenda.
Perché se c'è una cosa che le esondazioni di questi giorni hanno chiarito una volta di più per quanto riguarda la zona industriale di Barberino Val d'Elsa, è che quel tipo di azienda, che tratta rifiuti pericolosi, è davvero rischiosa.
“La prima consistente pioggia dell’autunno – è la riflessione dell'amministrazione comunale – ha provocato l’allagamento del piazzale della Ecos. Sono intervenuti i carabinieri ed i vigili del fuoco per effettuare un sopralluogo e controllare se l’allagamento era giunto ad interessare anche i rifiuti, eventualità che sembra per il momento scongiurata".
"I cittadini – ammettono – hanno vissuto ore di paura e si chiedono tuttora, guardando l’innalzamento delle acque, a quanti centimetri di distanza dal disastro ambientale si siano trovati e tuttora si trovino".
Poi la critica alla decisione del Tar: "Di fronte a questo inquietante spettacolo, poco comprendono la fretta con cui il Tar ha sospeso il parere negativo del Comune all’ampliamento di attività dell’azienda, imponendo la ripresa del procedimento di autorizzazione e ventilato danni non facilmente ristorabili nel caso in cui l’Ecos non venisse presto autorizzata all’ampliamento. I cittadini si chiedono invece chi e quando ristorerebbe i danni all’ambiente qualora le acque trascinassero nell’Elsa rifiuti altamente inquinanti".
"L’episodio – rilanciano – rafforza le ragioni della prudenza e della precauzione dell’amministrazione comunale che ha tentato e tenta di opporsi all’ampliamento di attività dell’azienda, fra l’altro basandosi su una relazione idrogeologica che mette in evidenza che, se anche è altamente improbabile che le acque dell’Elsa raggiungano l’azienda, è invece altamente probabile che la raggiungano quelle di un ruscello senza nome che, scendendo dai versanti collinari, passa a ridosso del capannone prima di finire nel fiume. Come del resto è più volte, ed anche in questa circostanza, accaduto".
"La nostra opposizione – rilanciano – non era spropositata, ma fondata su una preoccupazione reale. Lo dimostra ciò che è accaduto oggi con lo straripamento del fosso che ha allagato i piazzali e i capannoni dell’azienda".
"Una preoccupazione – concludono con preoccupazione – che era già stata avvalorata dagli studi elaborati durante il lavoro di stesura dello strumento urbanistico e oggi confermata dal rischio, sfiorato, di un disastro ambientale”.
di Redazione
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