BARBERINO TAVARNELLE – Si recava periodicamente a Firenze Giovanna Marcori in Manetti per consegnare il lavoro di Tavarnelle, a una commerciante che lo vendeva nel centro storico della città gigliata.
Ma un giorno fu diverso dagli altri. Era il 25 settembre 1943 quando la ricamatrice che, all’epoca aveva 45 anni, si incamminò in parte a piedi e in parte con la corriera, per raggiungere Firenze.
Ci arrivò ma non ne fece più ritorno, colpita dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale.
Proprio mentre svolgeva il suo lavoro di imprenditrice del Punto Tavarnelle, intenta a recarsi dalla campagna alla città per assumere le commissioni e consegnare a mano i tanti ricami, il cosiddetto lavoro su foglio di manifattura tavarnellina, realizzati da decine di donne del paese, fu raggiunta da una scheggia letale.
Le tracce di quel tragico giorno sono ancora visibili nella borsa che portava con sé, contenente il merletto, ritrovata il giorno dopo, accanto al corpo senza vita nella zona di campo di Marte, dal figlio Antonio Manetti.
Un oggetto che i familiari hanno conservato nel tempo come ultima testimonianza di vita intrecciata al lavoro della donna.
E’ la storia che per la prima volta il nipote Marco Manetti ha raccontato, mostrando anche la vecchia borsa della nonna, in occasione della cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione alle 65 ricamatrici della scuola di ricamo gratuita del Comune di Barberino Tavarnelle “Impara l’arte con il Punto Tavarnelle”.
Una festa di comunità aperta al pubblico che il Comune ha voluto organizzare laddove tutto nacque per iniziativa di suor Agnese Banchelli oltre un secolo fa, l’asilo “Vincenzo Corti”, alla presenza del sindaco David Baroncelli, dell’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti, dell’assessore alle tradizioni popolari locali Paolo Giuntini e della presidente di Chiantiform Elisa Corneli che ha organizzato il ciclo di corsi formativi.
“Fu mio zio Antonio, il figlio maggiore, che all’epoca aveva 19 anni – dichiara il nipote – non vedendo tornare la nonna da Firenze a mettersi alla ricerca, una ricerca che il giorno successivo purtroppo ebbe il triste epilogo”.
Giovanna venne ritrovata nella zona Ponte al Pino, in uno dei tre mortuari allestiti in città, all’asilo del Romito.
“La bellissima serata che abbiamo trascorso grazie alla collaborazione di Piero Bianchini e Valerio Pampaloni della Fondazione Vincenzo Corti, e le suore dell’asilo – ha dichiarato il sindaco Baroncelli – ha offerto l’occasione di ricordare, insieme al nipote Marco presente alla cerimonia, la ricamatrice Giovanna Marcori Manetti, una pioniera del “Punto Tavarnelle” che, oltre a ricamare, creò opportunità professionali per tante giovani donne e ragazze di Tavarnelle”.
“Con il suo spirito imprenditoriale – ha aggiunto – era riuscita a portare il merletto fino ai livelli più elevati della moda che culminarono con le relazioni commerciali intessute con la maison Ferragamo”.
L’omaggio della serata è stato dedicato anche alla cognata Derna Provvedi Manetti, che portò avanti il lavoro avviato da Giovanna e alle generazioni di ricamatrici che seguirono fino ai giorni nostri permettendo così a tante donne della zona di affinare questa abile e raffinata arte.
All’iniziativa ha preso parte l’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti, che ha evidenziato “il valore del ricamo come elemento centrale di un patrimonio individuale e collettivo, una passione, un’arte, un’abilità artigianale, divenuta importante forma di riscatto sociale e fonte di sostentamento economico per tantissime donne del paese nella prima metà del secolo scorso”.
“L’evento che ha “diplomato” le ricamatrici della quinta edizione dei corsi della scuola di ricamo “Impara l’arte con il Punto Tavarnelle” – ha continuato l’assessora Manetti – è stato molto toccante: sia per il percorso che il Comune con le merlettaie, le insegnanti e le allieve e gli allievi, ha intrapreso da alcuni anni e sta realizzando con successo sul piano della formazione e della trasmissione di un sapere da tutelare e non disperdere, sia per la testimonianza corale un’identità che affonda le sue radici nei primi del Novecento e che oggi non perde l’occasione di raccontare, ricordare, confermare il suo stretto legame con la memoria culturale del territorio di Barberino Tavarnelle. Dalle storie delle singole donne si è creato un patrimonio universale, entrato nella storia del nostro Paese”.
L’asilo “Vincenzo Corti”, oggi scuola dell’infanzia paritaria, gestita da una Fondazione senza scopo di lucro, con il supporto di un gruppo di insegnanti laiche, coadiuvate dalle suore “Apostole della Consolata”, per la prima volta ha accolto le 65 ricamatrici, formate dalla scuola di ricamo gratuita nata da un progetto di valorizzazione e promozione del Comune di Barberino Tavarnelle, impegnato da alcuni anni a recuperare un patrimonio inestimabile e far rivivere in chiave contemporanea i capolavori realizzati a mano con il Punto Tavarnelle.
Le aspiranti ricamatrici dell’edizione 2026 dell’Accademia “Impara l’arte con il Punto Tavarnelle”, hanno frequentato un percorso formativo di tre mesi, proposto e articolato su più livelli, in base alle conoscenze e al grado di preparazione delle partecipanti.
All’iniziativa erano presenti le allieve, provenienti da più parti del territorio toscano, in primis il Chianti ma anche Firenze e i comuni limitrofi, da Impruneta a Poggibonsi, da San Casciano a Castelfiorentino e dal Valdarno, e le insegnanti, Sabina Pelli, Franca Conforti, Maria Canocchi e Katiuscia Iacopozzi.
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