Violenza nei pronto soccorso, gli Opi toscani: “Vicinanza a sanitari, agenti e pazienti”

"La violenza non può essere considerata un rischio inevitabile della professione sanitaria. Le cause di questo fenomeno richiedono un'analisi seria e interventi strutturali" sostengono

FIRENZE – Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Toscana esprimono “pieno sostegno alla presa di posizione del presidente dell’Opi di Prato, Gabriele Panci, dopo il grave episodio di violenza verificatosi al pronto soccorso dell’ospedale di Prato, dove un detenuto ha aggredito gli agenti che lo avevano in custodia e sono stati esplosi colpi di arma da fuoco”.

Ma anche “la propria vicinanza a tutti i professionisti sanitari in turno, agli agenti coinvolti e a tutti i pazienti presenti in quel momento nel pronto soccorso, costretti a vivere una situazione di estrema tensione in un luogo che deve essere prima di tutto spazio di cura e sicurezza”.

“Quanto accaduto a Prato – fanno sapere – non può essere considerato un episodio isolato. Nella stessa giornata, al pronto soccorso dell’Ospedale Versilia, un infermiere è stato aggredito e colpito al volto con un pugno. Anche dal territorio pistoiese continuano ad arrivare segnalazioni di aggressioni ai danni del personale sanitario”.

“Episodi che confermano una situazione ormai non più tollerabile – aggiungono – Aggressioni verbali, minacce e violenze fisiche rendono sempre più difficile lavorare soprattutto nei servizi di emergenza-urgenza, dove infermieri e altri professionisti sono quotidianamente chiamati ad accogliere e assistere chiunque abbia bisogno di cure, spesso in condizioni di forte pressione”.

“La violenza non può essere considerata un rischio inevitabile della professione sanitaria – chiariscono – Le cause di questo fenomeno richiedono un’analisi seria e interventi strutturali, attraverso il coinvolgimento della Regione Toscana, delle Aziende sanitarie, delle Prefetture, delle Forze dell’ordine, degli Ordini professionali e di tutti i soggetti competenti”.

In questo quadro, gli Opi della Toscana “richiamano anche la Legge 14 agosto 2020, n. 113, recante “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”, che ha riconosciuto la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela nei confronti di chi opera quotidianamente nei servizi sanitari”.

“È necessario che – sottolineano – ai principi e agli strumenti previsti dalla normativa corrispondano misure organizzative e di prevenzione realmente efficaci e concretamente applicate nei luoghi di cura”.

“Il sistema sanitario non può continuare a reggersi sulla disponibilità e sul senso di responsabilità di chi ogni giorno garantisce l’assistenza, sperando semplicemente che tutto vada bene” sostengono.

“Proteggere chi cura – concludono – significa proteggere il diritto alla salute di tutti. Servono misure concrete e coordinate affinché prendersi cura delle persone non significhi mettere a rischio la propria incolumità e gli ospedali possano essere pienamente luoghi di cura, rispetto e sicurezza”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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