SAN CASCIANO – Ci sono dolori che sembrano non poter trovare una misura, né una spiegazione. E poi ci sono storie nelle quali quel dolore, senza diminuire e senza essere dimenticato, riesce a trasformarsi in qualcosa capace di arrivare lontano. Fino in Congo, in un villaggio dove l’acqua non era affatto una presenza scontata.
È stato inaugurato il 19 settembre scorso, presso la Missione di Nazareth di don Crispino Otshudiema, il “Pozzo di Rebecca”, un progetto reso possibile grazie all’associazione Rebecca 94 e nato da una raccolta iniziata dopo la scomparsa della sancascianese Rebecca Aretini, avvenuta il 22 agosto 2022 sulle Alpi Apuane.
Le prime offerte destinate al progetto arrivarono proprio in occasione del funerale di Rebecca.
Ogni 23 giugno (giorno del compleanno di Rebecca) la band Il Banchetto organizza un concerto di beneficienza il cui ricavato va alla Missione di don Crispino e così nel corso di quattro anni , un gesto di solidarietà si è trasformato in un intervento concreto, seguito con impegno dal sacerdote, molto amato nel nostro territorio, che si è adoperato perché la comunità della missione potesse finalmente disporre di una fonte di acqua sicura.
In quella zona, infatti, l’accesso all’acqua rappresenta ancora una difficoltà quotidiana. Bambini e famiglie sono spesso costretti a raggiungere fonti lontane e non sempre salubri, con conseguenze anche sulla salute.
Perché il pozzo potesse funzionare era però necessario anche garantirne l’alimentazione energetica. È nata così una collaborazione con Ahmad Chatila, imprenditore attivo nel settore dei pannelli fotovoltaici e nelle forniture destinate anche a Paesi in via di sviluppo.
Dall’India sono stati inviati alla missione i pannelli fotovoltaici necessari al funzionamento dell’impianto. Un intervento che ha avuto un risultato ancora più ampio: l’energia prodotta non alimenta soltanto il pozzo, ma consente anche di portare luce al villaggio.
Acqua e luce, dunque. Due cose che nelle nostre case fanno parte della normalità, tanto da essere quasi invisibili. Basta aprire un rubinetto o premere un interruttore. In tante parti del mondo, invece, rappresentano ancora una conquista, un bisogno primario e, talvolta, una speranza.
La perdita di una persona amata resta una ferita che nessun progetto può cancellare. Ma da un dolore immenso può nascere un gesto capace di generare vita, salute e futuro per altri.
Può nascere la scelta di trasformare la memoria in qualcosa di concreto, di fare in modo che un nome continui a essere pronunciato dall’altra parte del mondo ogni volta che un bambino beve, una famiglia porta a casa acqua pulita o una luce si accende nel villaggio.
Il “Pozzo di Rebecca” racconta proprio questo: che anche dalla sofferenza può nascere una forma di speranza. E che ciò che per molti di noi è scontato, per altri può essere un dono immenso.
Ma il lavoro dell’associazione Rebecca 94 non si ferma qui. Per continuare a trasformare idee e bisogni in progetti concreti servono nuove energie, nuove persone e la partecipazione di chi ha voglia di mettere a disposizione anche solo un po’ del proprio tempo, delle proprie competenze o del proprio sostegno.
Per conoscere più da vicino l’associazione, i progetti realizzati e quelli futuri è possibile visitare il sito www.rebecca94.it.
Perché esperienze come quella del Pozzo di Rebecca dimostrano che, quando tante persone uniscono le proprie forze, anche un gesto piccolo può diventare qualcosa di grande. Insieme si possono fare tante cose.
L’inaugurazione del 19 settembre è stata per questo una giornata particolarmente significativa. Alla Missione di Nazareth sono state realizzate anche magliette dedicate al “Pozzo di Rebecca”, mentre le immagini arrivate dal Congo raccontano meglio di molte parole il senso del progetto: bambine che, dopo la scuola, possono finalmente andare ad attingere acqua al nuovo pozzo.
È forse proprio in queste immagini che si racchiude il significato più profondo di questa storia.
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