Il racconto dell’aiuto portato, del rapporto con i genovesi alluvionati: una storia di solidarietà

TAVARNELLE – Prima il pre-allerta. Poi, con il peggiorare del maltempo, la partenza verso Genova e l'entroterra ligure.

 

Così, sabato 15 novembre, il gruppo di Protezione Civile della Misericordia di Tavarnelle è partito con destinazione Genova Fiere, dove il dipartimento di Protezione Civile nazionale aveva organizzato l'ammassamento dei volontari e le varie sale operative delle associazioni.

 

"Siamo giunti a Genova verso le 21 – dicono quelli del gruppo tavarnellino – e siamo stati subito attivati per fare delle verifiche nelle zone maggiormente colpite dalla nuova ondata del maltempo nella zona nord della città (Pontedecimo). Insieme a una squadra di Protezione Civile della Regione Liguria (che coordinava gli interventi) e alla Misericordia di Milano".

 

Arrivati a Pontedecimo i ragazzi di Tavarnelle vengono inviati verso una frazione rimasta isolata dal venerdì pomeriggio, per controllare le necessità della popolazione rimasta nelle proprie case".

 

"Dopo aver oltrepassato un vero e proprio fiume che scendeva dalla collina – dicono – che aveva divelto la strada, sollevando l'asfalto, abbiamo suonato ad ogni campanello delle abitazioni. Molti erano già stati evacuati nel primo pomeriggio dai vigili del fuoco in via precauzionale, poiché alcune abitazioni erano minacciate da frane".

 

"Altre case invece – continuano nel racconto – erano al buio ed erano in attesa del ripristino dell corrente elettrica mancata per quasi tutta la giornata. Abbiamo riportato alla sala operativa le poche richieste dei residenti, che nonostante l'isolamento stavano vivendo tranquillamente la brutta situazione, e non si sono certo risparmiati in ringraziamenti ed elogi per quello che stavamo facendo per loro".

 

"Tornati ai mezzi – continuano – abbiamo provveduto poi ad un altro soprallugo nel paese di Pontedecimo, in un sottopassaggio ferroviario dove la criticità era masima. Circa due metri di terra e fango ostruivano il passaggio, e già una ruspa dell'esercito stava ripulendo. In mezzo al silenzio solo il rumore dell'acqua era percepibile, e rendeva la scena inquitante. Abbiamo provveduto a controlare tombini e scantinati delle abitazioni lungo la strada, poi siamo rientrati in una Genova deserta".

 

Il racconto continua: "La domenica mattina la sala operativa ci ha nuovamente attivati per ritornare a Pontedecimo, per ripulire a fondo il sottopassaggio e dare una mano ai residenti che aveno bisogno di aiuto. Sempre con la Misericordia di Milano e, stavolta, con gli Alpini  dell'ANA (associazione nazionale Alpini) di Bergamo, attrezzati più pesantemete di noi, con bobcat e camion".

 

E giù a spalare fango, ripulire la sede stradale, pompare acqua dai tombini, mentre le ruspe febbrilmente continuavano il loro lavoro.

 

"Intanto – ricordano – la popolazione si stava dando da fare per riaprire le proprie attività, liberare le proprie case dal fango: una lotta contro il tempo poiché già la sera della domenica era prevista una nuova perturbazione classificata come "allerta 2". Vicini con vicini, persone che venivano dai paesi vicini ad aiutare, tanti ragazzi poco più che ventenni con pala guanti e secchio a chiedere, casa per casa, chi aveva bisogno di aiuto. E per segnalare a noi volontari le necessità di ogni famiglia".

 

"La solidarietà dei genovesi è immensa – tengono a dire – Tutti ringraziavano, tanti ci salutavano, altri ci hanno afferto caffè, focaccia e biscotti, chi ci invitava a pranzo. E l'immancabile bicchiere di vino per brindare alla popolazione genovese e a alla Liguria tutta. E guai a rifiutare!".

 

"Immancabili e giuste – ricordano – le lamentele dei residenti, che hanno espresso il loro disapppunto e la loro rabbia verso le istituzioni, le loro preoccupazioni e paure, del tutto comprensibili e palpabili. Subire due alluvioni in un mese non è cosa da poco, a causa di lavori fatti male e frettolosamente e, nei peggiori casi, anche abbanmdonati per via della burocrazia"

 

"A fine giornata – concludono – siamo rientrati a casa: stanchi, sporchi e stremati. Con la consapevolezza di aver aiutato minimamnete una popolazione e che tanto ancora c'era da fare. Abbiamo fatto quello che potevamo: come sempre con il sorriso stampato in faccia come la nostra toscanità ci impone. Ma nel cuore possiamo dire che in tali situazioni siamo tutti feriti e sconfortati".

di Matteo Pucci

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