“Agli esodati si tolgono diritti acquisiti, a chi vuole costruire decine di villette… no”

GREVE IN CHIANTI – "Con la legge Sacconi e la legge Fornero i diritti acquisiti pregressi di migliaia di cittadini sono stati cancellati con un colpo di spugna. Altrettanto non fanno né il nuovo Pit, né altre leggi. Del resto gli esodati non sono lobby e non hanno fiato per andare a difendersi i propri diritti acquisiti nelle aule dei tribunali, i lottizzanti di Palaia invece lo fanno. Allora, di nuovo rispetto al 2007, viene fuori un’ Italia sempre più debole con i forti e forte con i deboli!".

 

E' la sintesi che il circolo Legambiente Chianti Fiorentino fa della situazione, tesissima, relativa alla nuova lottizzazione che sorgerà nelle colline fra Strada e Chioccgio.

 

"Insieme ad altre associazioni e a molti altri autorevoli soggetti – ricordano – presentammo osservazioni su Palaia nel 2007, come ha ricordato il sindaco in una recente dichiarazione sul Gazzettino del Chianti. Palaia fu allora da noi definita la “Monticchiello del Chianti”, ma come sette anni fa, ci avviciniamo all’argomento con molto realismo".

 

"L’intervento di Palaia è anacronistico – rilanciano – perché nasce da una visione del secolo scorso, perché fa nascere un agglomerato staccato dal tessuto sociale della frazione. Si rivolge ad una fascia di cittadini medio/alta che dovrebbe trovare interessante rifugiarsi tra le verdi colline del Chianti, senza porsi problemi di identità collettiva, senza preoccuparsi di entrare a far parte di una comunità, anche senza scoraggiarsi per i servizi che non troverà".

 

"I dissesti idrogeologici italiani – accusano quelli dei Legambiente del Chianti fiorentino – nascono anche da questi deficit culturali ed è pesante dover ripetere gli errori fatti in passato anche nel 2014 e oltre, visto che si parla di tante altre situazioni sospese".

 

Poi una proposta: "Troviamo quindi doveroso rivolgere un invito al sindaco: gli oneri di urbanizzazione che entreranno nelle casse del Comune da questo intervento che tutti definiscono “errore”, almeno in parte, a nostro avviso dovrebbero essere spesi per lavorare al recupero dell’identità collettiva della comunità, dovrebbero contribuire alla nascita di quella nuova cultura che ci permetta di invertire rotta, altrimenti rischiamo di continuare a percorrere, con colpevole inerzia, la strada dei dissesti del nostro territorio e della dilapidazione dei nostri patrimoni materiali ed immateriali".

 

"Infine una riflessione – tengono a dire – alla quale ci inducono i lavori e le parole del convegno che abbiamo organizzato sabato 29 novembre a Greve in Chianti. Il profeddor Bardi, autorevole voce di levatura internazionale sull’argomento cambiamenti climatici, ci ha detto una cosa semplice, ma fondamentale: “Sappiamo tutto, ma non facciamo niente”. E’ una verità lapalissiana che l’Italia delle lobby fa finta di non vedere. Dal momento che l’attuale situazione non è affatto positiva ed è venuta fuori dalla collaborazione di certe competenze tecniche con politici miopi, ostaggi dei poteri più o meno forti del nostro paese, perché non proviamo almeno a cambiare le competenze dei tecnici, implementandole?".

 

"Perché – concludono – non iniziamo a fare “Piani Ambientali” (che in Italia abbiamo il  folle coraggio di non fare neanche per le aree protette), degni di tale nome, prima di intervenire su territori di pregio come il Chianti? Ricordiamo che si definisce Piano Ambientale lo studio particolareggiato del sito: geologia, geomorfologia, descrizione archeologica, architettonica e culturale, studio botanico, studio faunistico,  analisi ed elenco delle specie viventi e loro interazioni. Possiamo provare insieme a mettere almeno a frutto i denari che vengono da errori del passato per costruire un futuro migliore da lasciare ai nostri figli?".

 

di Redazione

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