“In paese capitozzature rischiose, mentre i tagli senza senso fanno diventare i boschi… spettrali”

GREVE IN CHIANTI – "Da qualche tempo assistiamo, purtroppo, a tagli massicci e diradamenti massivi effettuati nei nostri boschi del Chianti, come ad esempio quelli lungo la strada provinciale 16 Chianti Valdarno tra Riseccoli e il passo del Sugame vicino a Greve in Chianti".

 

La denuncia arriva da Legambiente del Chianti Fiorentino: "Il paesaggio, in questi luoghi, è diventato assolutamente spettrale, con pendii e versanti divenuti quasi “desertici”; molte volte  i tagli sono affidati ad operatori che nulla sembrano “sapere” del regolamento forestale né, probabilmente, hanno attenzione ed  interesse per la tutela del  nostro ambiente e del nostro territorio".

 

"Eppure – proseguono – uno degli obiettivi della nostre comunità, alla luce dei cambiamenti climatici oramai operanti anche nel nostro territorio: piogge torrenziali, smottamenti, erosioni, venti tifonici, dovrebbe essere quello della tutela della biodiversità quale “valore” assolutamente necessario  per la conservazione del nostro territorio".

 

"Peraltro la stessa zona – ricordano – a causa di piogge molto forti, è stata interessata due anni or sono da una frana molto ampia che ha compromesso la viabilità con restringimento della carreggiata della strada provinciale stessa nel punto dell'evento".

 

Legambiente ricorda che "è oramai appurato da studi scientifici (ma riteniamo anche dalla logica) che l'estesa rimozione di alberi o comunque della vegetazione arbustiva sui pendii naturali o sulle scarpate delle strade, (ma anche dei corsi d'acqua),  porta spesso all'aumento esponenziale di  fenomeni di smottamento".

 

"L'esteso diradamento – dicono ancora – determina, inoltre, la perdita di capacità di intercettazione delle piogge intense, che le piante posseggono. Le chiome degli alberi riducono in modo concreto la velocità di impatto sul suolo e contribuiscono, quindi,  a limitare i fenomeni di “splashing” e di erosione superficiale".

 

Ma le critiche arrivano fino… dentro al capoluogo: "Purtroppo dobbiamo constatare che, in merito al sistema di potature degli  alberi,  non esistono,  purtroppo, esempi positivi rappresentati da buone pratiche da parte degli enti locali: ne è un esempio il ricorso seriale , alle capitozzature delle alberature in ambito urbano, nonostante questa pratica (a cui si dovrebbe ricorrere solo come estrema soluzione), si confermi come principale minaccia per la “biologia” degli  alberi stessi,  riducendone seriamente la longevità e trasformandoli in fonti di rischio in aree ad alta densità".

 

"Secondo alcuni studi scientifici – argomentano – pesanti e ripetute capitozzature potrebbero generare zone interne di legno cariato e malato, il cui  effetto negativo sulla vita della pianta  si manifesterà solo anni dopo, in coincidenza ad esempio di periodi siccitosi o con altri fattori di stress, come  vento forte, violenti temporali. Paradossalmente, questa pratica, aumenta  l'indice di ricrescita vegetativo della pianta, poiché nel tentativo di rimpiazzare velocemente  la superficie fogliare perduta (necessaria per rifornire di nutrimento il fusto e le radici), essa cresce in pochi anni (con rami più deboli) fino a raggiungere la dimensione di prima della capitozzatura".

 

"Inoltre – dicono ancora – indebolendo la pianta, è più facile che essa possa essere preda di agenti patogeni, mettendo, nel tempo, a forte rischio la propria stabilità. Zone alberate e boschi hanno un alto valore ecologico, assorbendo la CO2, stabilendo un’importante schermatura climatica e prevenendo dissesti idrogeologici".

 

"Ovviamente – concludono – non possiamo trattare in serie ogni zona verde urbana, ma è necessario, ove possibile, fare perizie per monitorare lo stato di salute di ogni singola pianta, ricordando che il verde pubblico è un bene “comune”, così come lo è la biodiversità, valori imprescindibili che riguardano la nostra qualità della vita".

di Redazione

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