GREVE IN CHIANTI – "Chiamato personalmente in causa da Centrosinistra per Greve e M5S sulle unioni civili (clicca qui per leggere l'articolo), vorrei precisare che il mio voto contrario sulla trascrizione dei matrimoni contratti all’estero non era, come ironicamente affermato, per non generare discriminazioni verso i cittadini degli altri comuni e non si sta parlando di “privilegi”, ma casomai di diritti. Forse mi sono espresso male, ma sono stati scambiati causa ed effetto".
A parlare è il vicesindaco di Greve in Chianti Stefano Romiti: il tema, che da settimane fa discutere a Greve, quello del riconoscimento dei matrimoni fra coppie dello stesso sesso contratti all'estero.
"Le discriminazioni fra cittadini italiani di comuni diversi – precisa Romiti – sarebbero casomai l’effetto, secondo me negativo, di un eventuale riconoscimento dei diritti applicato solo a livello comunale, ma non sono state la causa del mio voto contrario".
"Ho invece votato contro l'ordine del giorno proposto dalle opposizioni – spiega – perché ritengo che su un argomento di questa portata ed importanza, si debba intervenire a livello istituzionale più alto rispetto a quello del consiglio comunale in modo che siano garantiti diritti effettivi".
"E’ chiaro infatti – ricorda – che, al momento, la trascrizione dei matrimoni contratti all’estero non è di per se un diritto e non garantisce alcun diritto coniugale alla coppia. Tanto per fare un esempio con la mera trascrizione del matrimonio l’Inps non riconosce comunque la pensione di reversibilità almeno fino a che non è lo Stato a determinarlo e la legge non riconosce il diritto alla legittima eredità".
"Dobbiamo quindi fare in modo – rilancia – che la discussione si sposti a livelli istituzionali tali da poter poi tradurre le idee in fatti concreti altrimenti parliamo del nulla. Avevamo proposto alle opposizioni di redigere congiuntamente un ordine del giorno per sollecitare il Governo sull’argomento, ma la nostra proposta è stata rifiutata".
"Secondo me – conclude Romiti – ma anche secondo il gruppo di maggioranza che si è espresso contro l'ordine del giorno, deve quindi essere il Governo a legiferare sull’argomento in modo che ci sia un effettivo riconoscimento dei diritti a 360 gradi, altrimenti rischiamo di fare solo propaganda ideologica di false conquiste".
di Matteo Pucci
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