Schiavi in vigna, Rossi: “Chiamiamo in causa gli imprenditori che li usano”

Governatore duro: "Per combattare il caporalato devono essere colpiti coloro che consapevolmente se ne servono"

CHIANTI FIORENTINO – "Il caporalato è un problema che va affrontato richiamando anche alle loro responsabilità gli imprenditori agricoli che se ne servono".

 

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ne parla a margine del consueto briefing settimanale con i giornalisti, dopo aver appreso dell'operazione della Procura della Repubblica di Prato sul caporalato che da Prato portava immigrati nelle vigne del Chianti fiorentino.

 

Secondo i rapporti Agromafie, in Toscana la quota di irregolarità in agricoltura si aggira intorno al 14,7 per cento, l'indice più basso d'Italia dopo il Trentino Alto Adige. Il caporalato rimane però un problema e Rossi lancia una proposta, che poi già aveva illustrato in una recente audizione in Parlamento.

 

"La proposta di legge Martina è sicuramente un passo in avanti: inasprisce le pene per i "caporali" e prevede la confisca dei loro beni – dice – ma per combattere seriamente il caporalato penso che si debbano chiamare in causa anche gli imprenditori agricoli (o di altri settori) che consapevolmente ne usufruiscono, ad esempio penalizzandoli nell'erogazione dei contributi comunitari, ed agevolare invece gli imprenditori seri nella ricerca di manodopera a tempo determinato".

 

La Toscana sta verificando la possibilità di utilizzare per questo lo strumento del lavoro interinale, pronta ad offrire assistenza attraverso i proprio centri per l'impiego di cui dall'inizio dell'anno è responsabile al posto delle Province.

 

Il caporalato si combatte infatti anche con migliori servizi: a quel punto, secondo Rossi, verrebbe meno la sua "funzione" di sostituzione rispetto allo Stato nei servizi dell'impiego, dei trasporti o della ricerca di un alloggio.

 

"Pare assurdo – annota Rossi – ma l'Europa civile e sociale impone agli agricoltori codici e pacchi di regole per il rispetto dell'ambiente, la sicurezza sul lavoro e il benessere degli animali, ma non c'è niente che richiami al rispetto dei più elementari diritti dei lavoratori".

 

Che il caporalato, appunto, contraddice.

di Redazione

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