SAN DONATO IN POGGIO (TAVARNELLE) – “Non cerco gloria né soldi, ma soltanto i vostri applausi, che a voi scaldano le mani e a me il cuore”. E’ questo il motto di Fiorenzo “La voce del Chianti”: all’anagrafe Fiorenzo Lepri, lo conoscono tutti con il soprannome legato alla sua grande passione canora.
Sessantasette anni e non sentirli, “è nato, abita e morirà a San Donato in Poggio”. Una camicia fantasia, lo sguardo buono e una voce prorompente che lo identificano, adesso è in pensione, dopo aver fatto il pellettiere per una vita, e si dedica interamente alle esibizioni.
Canta “quello che si sente addosso”. Ha un repertorio di ben 250 pezzi su base: un po’ di tutto, ma in gran parte anni Sessanta e Settanta e stornelli. Tra i suoi must brani molto impegnativi, come “Nel sole”, “Perdere l’amore”, “Granada”, “Un amore così grande” e “Nessun dorma”.
Originale, anzi unico, proprio come lui, il modo in cui si è rivolto a Pappalardo, ospite il 21 luglio allo stadio Pianigiani: “E’ possibile che un dilettante faccia un autografo a un professionista?”.
Il celebre cantante (e non stiamo parlando di Fiorenzo!) è stato al gioco e ha pure aggiunto che, se non avesse avuto il traghetto prenotato, avrebbe assistito volentieri al suo spettacolo l’indomani a San Donato.
Un altro grande hobby di Fiorenzo è il San Donato Tavarnelle: ha fatto l’autista, gestito il bar e servito alla pizzeria dell’associazione calcistica. Un appuntamento fisso per lui sono i balli di coppia, a riprova del fatto che… il ritmo ce l’ha nel sangue.
“Ho sempre cantato: in auto, sotto la doccia, nei campi – inizia Fiorenzo – E mi son sempre vergognato. Figlio di contadini, da piccolo i miei non mi facevano fare gli assoli, perché c’era una forma di pregiudizio, ma io preferisco essere protagonista”.
“Ho imparato da solo – racconta – Non ho mai frequentato una scuola di musica. Forse è una dote che ho ereditato: tutte e quattro le sorelle del mio babbo non sapevano leggere né scrivere, ma cantavano”.
“Quattro anni fa – prosegue – un fisarmonicista, Michele, mi chiese se potesse accompagnarmi. Da allora ci esibiamo nei ricoveri e qualche volta nelle sale, sia in provincia di Firenze che di Siena. Anche per due o tre consecutive”.
“Mi piace sgolarmi – mentre lo dice parla anche con gli occhi, che gli brillano – Ogni tanto lascio il microfono. Mi sento libero quando canto. Poi mi dà molta soddisfazione vedere che la gente è contenta”.
“Se posso, ne approfitto per fare un appello – conclude così Fiorenzo – Cerco un mandolinista per gli stornelli: il mandolino è caratteristico, ma purtroppo non c’è quasi più nessuno che lo suona”.
di Noemi Bartalesi
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