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martedì 7 Febbraio 2023
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    La scrittura come terapia: “Un sogno (quasi) reale” di Simone Ceccarelli

    "Tutto inizia all'età di vent'anni con una scrittura però personale, non pronta ancora per essere riportata in un libro. Fino a che ho deciso di dare inizio a questa avventura..."

    BAGNO A RIPOLI – La copertina del suo libro non è casuale, lui ha conosciuto l’artista che ha dipinto quel quadro acquistato in Egitto e che tiene appeso ad una parete di casa sua.

    Come ben conosce l’argomento psicoanalitico di cui parla il suo ultimo libro “Un sogno (quasi) reale”, edito da Joker (lo trovate qui): il ripolese Simone Ceccarelli ha fatto della scrittura la sua terapia.

    “Simone scrittore nasce all’età di vent’anni con una scrittura però personale, non pronta ancora per essere riportata in un libro” ci racconta quando lo incontriamo.

    “Una scrittura a getto – ricorda – che mi serviva come sfogo, che mi liberava dalle ossessioni e dalle tensioni. Con abitudine, ogni giorno, scrivevo pagine e pagine non tenendo conto della forma, fino a che dopo qualche anno ho deciso di correggere quello che avevo prodotto dando inizio all’avventura di questo viaggio nel mondo degli scrittori e delle pubblicazioni”.

    Continua Simone: “Poi i temi sono cambiati, anche se tutti i miei libri partono da un trauma che ho subito da bambino: una ferita che mi ha portato alla necessità di scrivere per colmare un bisogno che avevo”.

    Di base nelle sue scritture ci parla della psicoanalisi legata alla filosofia in maniera chiara, per quanto questi temi lo consentano, che arriva al lettore.

    “Un sogno (quasi) reale” è un libro che, in un crescendo, incuriosisce e cattura fino all’ultima pagina in un mondo di riflessioni che sono quelle di tanti, anzi di tutti, a patto che le si vogliano riconoscere.

    “Chi ha voglia di scavare nel proprio profondo si può immedesimare nello scrittore e farsi guidare dalle parole – racconta Simone – Quello che scrivo scava nell’introspezione umana e rifletto sull’umanità in merito ad aspetti e dettagli che nella società, secondo me, vengono tralasciati”.

    Il libro può essere una guida, attraverso le cui parole si scopre un messaggio: “Fondamentalmente siamo tutti uguali e partendo da questo presupposto qui possiamo dire che le esperienze trascorse influenzano l’essere umano che reagisce in maniera diversa”.

    E la realtà ne è piena di esempi e spunti da cui Simone prende ispirazione collegandoli alle sue riflessioni, talvolta mentre passeggia, cosa che lo rilassa ed ama fare, per le strade di Firenze.

    “Nei miei libri – ci spiega ancora – scrivo sempre di esperienze reali, interpretandole e montandole come se fosse uno spettacolo teatrale letterario, e di personaggi che vedo e studio camuffandoli a mio piacimento per non renderli riconoscibili. Cambio loro maschere continuamente ma la realtà c’è, in tutti i libri c’è”.

    Simone gode del piacere che la scrittura gli dà, dalle sue parole emerge la conoscenza che ha e colpisce la sua sicurezza nel trattare certi argomenti: nessuna incertezza ne disagio mentre scopre angoli bui personali affrontati con coraggio.

    “Un piacere a cui sono arrivato negli anni, forse grazie anche ai personaggi che invento nei quali ho trovato più interesse rispetto a chi si trova in giro” scherza, ma forse non più di tanto “Mi isolo nel mio libro e mi diverto”.

    Come anche nella lettura, che ama, di cui ci dice essere secondo lui il carburante per la scrittura: “Non necessaria però per tutti gli scrittori”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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