giovedì 24 Settembre 2020
Altre aree

    “Liberazione: ricorrenze sempre meno sentite, sempre più istituzionali, asettiche, apatiche”

    "Porsi l'obiettivo di attualizzare ciò che celebriamo, affinché ravvivare la conoscenza del passato, assolva la funzione di vivere il presente e progettare il futuro"

    In questi giorni si stanno celebrando nelle varie località intorno a Firenze, le celebrazioni per la liberazione dall’occupazione nazifascista, avvenuta nell’estate del 1944.

    Sempre meno sentite queste ricorrenze, sempre più istituzionali, asettici e apatici gli eventi organizzati per onorarle.

    Ormai il tempo ha lasciato in vita pochissimi partigiani capaci di testimoniare per esperienza diretta, cosa furono quei mesi e cosa vissero emotivamente nell’affrontare quegli eventi.

    Mi sento fortunato a far parte di quella generazione che, forse per ultima, ha potuto emozionarsi, ascoltando le voci di quegli eroi, accomunate tutte da una fiducia nei giovani e una forza che sembrava impossibile scaturissero da fisici tanto indeboliti dal tempo.

    Viviamo oggi un momento transitorio, in cui finiscono le testimonianze dirette, in cui alle parole e ai ricordi, vanno definitivamente sostituendosi i testi e gli altri materiali su cui è possibile e opportuno studiare e informarsi, ma con cui è maledettamente difficile emozionarsi e dunque esser spinti a portare avanti quella accanita lotta per la libertà, la giustizia e la pace che non si è certo conclusa quel lontano 25aprile 1945.

    Bisogna porsi l’obiettivo di attualizzare ciò che celebriamo, affinché ravvivare la conoscenza del passato, assolva la funzione di spingerci a vivere in maniera quantomeno più consapevole il presente e sopratutto ci aiuti a progettare un futuro migliore e più giusto.

    Innanzi tutto credo sarebbe opportuno rafforzare i progetti nelle scuole, affinché non si abbiano schiere di giovani che, vittime di una formazione curricolare storicamente approssimativa e superficiale, sempre più spesso hanno la tendenza a non far propria la condanna ai crimini fascisti.

    Sempre più spesso capita di udire in bocca a giovani e giovanissimi, parole di apprezzamento verso il nazifascismo ed i suoi illustri fautori.

    Lo fanno per goliardia in molti casi, probabilmente senza neanche saper di cosa parlano, però a lungo andare, riabolitano figure di criminali quali Hitler e Mussolini senza contare che nel presente ingrossano le fila di movimenti razzisti, omofobi e violenti.

    Questo non possiamo permetterlo, abbiamo un debito con chi ci ha liberati e ci ha consegnato un Paese con enormi difetti, ma non sotto una dittatura e in cui una costituzione garantisce diritti che abbiamo il dovere di tutelare.

    Attualizzare credo passi anche dallo spingere i ragazzi a riflettere, perché le nozioni sono importanti, ma se non ci entrano in circolo, a poco servono.

    Mi viene in mente il celebre cartello di Fontamara “in questo locale è vietato parlare di politica”.

    Le scuole non devono indottrinare certo, ma esimerle dal ruolo di fornire gli strumenti per formare le capacità critiche e dialettiche ai ragazzi, vuol dire in sostanza snaturarle dal loro ruolo sociale di tirar su esseri umani pensanti.

    Dedicare qualche ora al dibattito dell’attualità, probabilmente sarebbe utile in quest’ottica e relazionare lo studio della storia all’analisi del presente, la farebbe apparire tanto più utile ai tanti che la vivono come inutile nella quotidianità.

    Nei nostri territori, sono nate molte associazioni e luoghi di ritrovo proprio all’indomani della fine del fascismo e vivere attivamente quei luoghi e respirare lo spirito solidale che li animò e, in mezzo a mille difficoltà, continua ad animarli, è un buon antidoto verso visioni xenofobe, individualiste e totalitari quale fu quella fascista.

    Purtroppo abbiamo a che fare con generazioni intere affogate nel mare dei social, e pensare di spingerle a viversi attivamente una realtà associativa e basantesi sul volontariato è difficile, ma certo non impossibile. Infondo prima ancora che studenti, lavoratori, pensionati… .

    Siamo membri di una comunità ed il rischio concreto e da scongiurare è quello di aver giovani che si isolano per inerzia, oppure che si dimostrano non in grado di interagire con persone da loro anagraficamente, etnicamente o intellettualmente diverso.

    Al dilà delle divergenze politiche, mi impongo di pensare che sia interesse comune, gettar le basi nel presente, affinché il futuro appartenga a donne e uomini consapevoli, liberi e in possesso di un mondo più giusto e migliore di quello che è oggi; determinati a far sì che le lotte dei nostri liberatori non vengano annullate da nuove forme di oppressione, discriminazione e violenza.

    Fino all’ultimo respiro, tanti sono stati i partigiani che si sono spesi per trasmetterci la determinazione che mosse loro, ora è nostro dovere che quegli ideali non si arènino nel tempo: trasmetterli è un nostro dovere morale.

    Antonio Matteini

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

    Scrivi anche tu... al Gazzettino del Chianti!

    Devi segnalare un disservizio? Contattare la nostra redazione? Scrivere una lettera al direttore? Dire semplicemente la tua? Puoi farlo anzi... devi!

    Scrivici una mail a: [email protected]

    Leggi anche...

    Sostengono Il Gazzettino