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venerdì 9 Giugno 2023
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    Addio a Silvia Rodani, era l’anima della Casa Famiglia di Barberino Tavarnelle: il ricordo della Misericordia

    "21 marzo 2023: uno dei giorni più tristi e più bui della nostra Confraternita. Dobbiamo ripartire senza di te, non possiamo pensarci. L’unica possibilità è però ripartire da te..."

    BARBERINO TAVARNELLE – Nei giorni scorsi è scomparsa Silvia Rodani, 55 anni, di San Donato in Poggio, la vera anima della Casa Famiglia della Misericordia di Barberino Tavarnelle.

    Un addio durissimo da metabolizzare. Una donna che la stessa confraternita, guidata da Paolo Naldini, saluta pubblicamente con questa lettera aperta inviata al Gazzettino del Chianti.

    21 marzo 2023: uno dei giorni più tristi e più bui della nostra Misericordia.

    Per il calendario sarebbe un giorno di luce, di gioia, di speranza; l’inizio della primavera. Non è stato così per Silvia che, al contrario, da qualche mese non vedeva che problemi, pessimismo, difficoltà di vivere.

    Uno dei momenti più bui della nostra storia. Ci pervade ora un senso profondo di tristezza e di incredulità ed è difficile trovare le parole per ricordarla.

    Anzitutto il senso di amicizia, stima, riconoscenza, largamente diffuso in tutta la Misericordia, ripensando a quello che Silvia ha rappresentato da circa 30 anni per la stessa Confraternita.

    Erano gli anni ’90 del secolo scorso quando incominciammo a pensare alla realizzazione di una “Casa Famiglia” per disabili, una struttura che potesse rispondere al grande interrogativo del “Dopo di noi”, frase ormai stereotipo ma che esprime la drammatica realtà di genitori in età avanzata che si pongono angosciose domande sul futuro dei loro figli non in grado di vivere da soli.

    Silvia, scelta dalla Misericordia per le sue capacità organizzative e soprattutto motivazionali, fu la prima responsabile del Progetto e ha partecipato con passione ed entusiasmo al cammino che ci ha portato ad aprire la struttura nell’anno 2000.

    Ed è stata proprio la sua esuberanza, la sua voglia di andare avanti che ci ha continuamente stimolato a concludere il Progetto facendo superare anche a noi del gruppo dirigente momenti di incertezza e criticità.

    La gestione della Casa poi, è proseguita in modo ottimo con Silvia come responsabile in questi oltre venti anni; affiancata da un valido gruppo di operatrici, è riuscita a far sentire ogni componente della famiglia una persona “unica”, importante; a creare uno spirito di “parità” fra i diversi soggetti coinvolti, ad aver cura di ognuno di loro con intelligenza e amore.

    Un ruolo riconosciuto da tutti, il rispetto per una autorevolezza che ha dato sicurezza, il farsi voler bene per aver rappresentato la madre, la sorella, l’amica per queste persone con pochi legami di parentela, una presenza sempre carica di amore… e fantasia, per tutti.

    Fantasia, davvero perché non è da tutti portare queste persone in discoteca, al teatro, a trovare i bambini delle scuole (e ricevere visite di contraccambio), a fare gite e vacanze al mare, a visitare i musei.

    Questa l’ultima cosa organizzata da Silvia un paio di mesi fa a cui abbiamo partecipato; una cosa meravigliosa: i ragazzi a visitare il museo “Pitti” a Firenze, non ci potevamo credere.

    Eppure è stato bellissimo, hanno fatto commenti, hanno trovato somiglianze (sui ritratti), hanno dialogato con le guide in modo simpatico e sorprendente.

    Tutto questo è emblematico al modo di pensare di Silvia che ha sempre considerato queste persone nella loro integrità e si è sempre impegnata a dare loro le opportunità per poter stimolare al meglio le proprie potenzialità.

    Senza stancarsi, con costanza, perseveranza avendo chiare le finalità del suo lavoro, o meglio, della sua missione.

    Una menzione particolare poi agli ultimi anni della pandemia: tutti l’abbiamo vissuta con paura, difficoltà fisiche e morali; figuriamoci nella Casa Famiglia dove i soggetti, molto più fragili di una famiglia normale dovevano essere super protetti, addirittura vivere in isolamento senza uscire dalla struttura né ricevere visite.

    Un incubo per Silvia e tutte le operatrici a cui deve essere fatto un pubblico encomio per avere superato senza danni questi anni così difficili.

    Dobbiamo ripartire senza di te, non possiamo pensarci. L’unica possibilità è però ripartire da te, dal tuo entusiasmo, dalla tua voglia di vivere, dalla tua caparbietà, dalla tua perseveranza, dal tuo amore; tutti valori che tu ci hai insegnato e che non vogliamo dimenticare.

    Vogliamo ripartire dall’ultimo atto della tua vita terrena in cui hai dato la vita a chi era in trepidante attesa di organi vitali.

    In quest’atto finale hai ridato la vita, un epilogo in piena coerenza con la tua esistenza fatta di dono, di altruismo, di amore per gli altri, specialmente per i più fragili.

    Grazie Silvia, ti vogliamo bene, non ti dimenticheremo!

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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