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lunedì 8 Agosto 2022
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    Marco Vichi ai Balzini: “Fine del commissario Bordelli? E’ già pronto il capitolo successivo”

    Lo scrittore a una cena-incontro con i lettori nell'azienda vinicola che produce i vini tanto amati dal suo commissario Franco Bordelli. Che è andato in pensione, ma è più pimpante che mai

    BARBERINO TAVARNELLE – Chiunque abbia letto almeno una delle avventure del commissario Franco Bordelli, personaggio creato dalla penna di Marco Vichi, sa benissimo qual è il suo vino preferito.

    Ovvero, quello dell’azienda vinicola I Balzini, a Barberino Tavarnelle. Presente in ogni sua storia, in ogni romanzo creato dallo scrittore, ormai imprunetino adottato.

    Così, in una sorta di rimando fantasia-realtà, martedì 28 giugno, nello splendido giardino dell’azienda vinicola, è andata in scena una cena-incontro proprio con Marco Vichi, organizzata dalla proprietaria Diana D’Isanto.

    L’occasione è stata anche quella della presentazione del suo ultimo romanzo, con un Bordelli ormai in pensione ma più pimpante che mai: “Non tutto è perduto”.

    Come in una delle cene tanto amate dai lettori, tratteggiate da Vichi destreggiandosi fra le figure del Botta, di Dante, di Piras, del colonnello Arcieri, ai Balzini a qualcuno è quasi parso di essere dentro a uno dei libri dello scrittore.

    Che ha risposto anche ad alcune domande del pubblico, rassicurando subito sul futuro del commissario Bordelli: “Ultima avventura? Proprio no. È già pronto il capitolo successivo”.

    “Del resto nel 1995 – ha raccontato – quando ho cominciato a scrivere del commissario, non ho pensato di lasciar in sospeso qualcosa per ritornarci sopra. Colgo via via le occasioni che vengono dalla narrazione”.

    “Stavolta – ha proseguito riferendosi all’ultimo romanzo, appena uscito – siamo di fronte a un caso di 23 anni prima. Una volta andato in pensione, il commissario decide di occuparsene. Andando a ritroso nel tempo, immergendosi nella polvere degli archivi…”.

    Poi ha tratteggiato il suo legame con Firenze, anch’essa ben presente in ogni suo romanzo: “Firenze la conosco tutta. Da quando avevo 18 anni ho iniziato a esplorarla. Non potrei ambientare un romanzo altrove. Le città, del resto, si raccontano dai sentimenti dei personaggi. E per farlo bisogna conoscerle. San Frediano ad esempio, l’ho girato in lungo e in largo”.

    Personaggi a cui, ha concluso Vichi, “sono grato, mi svelano sempre qualcosa. E piacciono a tanti: ho anche scoperto che grazie al commissario in questura mi leggono tutti. Dall’Urp fino… al questore”.

    Insomma, adesso c’è da immergersi nella lettura di “Non tutto è perduto”. Già fiduciosi di potersi godere un’altra storia del commissario Bordelli. Magari, sorseggiando un vino dei Balzini… .

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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