giovedì 21 Gennaio 2021
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    Scopriamo Barberino Tavarnelle insieme ai “suoi” giovani: piazza Matteotti… con Filippo Cubattoli

    Un "viaggio" del Gazzettino del Chianti, insieme al Lions Club Barberino Montelibertas, alla scoperta del territorio visto dagli occhi degli under 40. Per capire come lo vedono e interpretano

    TAVARNELLE (BARBERINO TAVARNELLE) – Insieme al Lions Club Barberino Montelibertas andiamo alla scoperta del territorio di Barberino Tavarnelle visto con gli occhi dei più giovani. Per capirne ancora meglio sfumature, risorse, potenzialità. Declinate da generazioni under 40.

    E iniziamo con Filippo Cubattoli: tavarnellino “doc”, trentacinquenne, lavora per una software house.

    Filippo ci viene subito in mente per il fantastico video pubblicato su Facebook lo scorso marzo: un montaggio di alcuni filmati girati quando lui era appena nato, che ci fanno rivivere la Tavarnelle di allora.

    Uno splendido ricordo in onore del babbo Massimo, termotecnico a Tavarnelle, ben voluto da tutti, venuto prematuramente a mancare nel 2017. Proprio Massimo aveva fatto quelle riprese, ignaro che sarebbero diventate un “pezzo di storia”.

    Filippo ci racconta piazza Matteotti: luogo simbolo del paese, sede del palazzo comunale (oggi in “coabitazione” con quello di Barberino), ritrovo di grandi e bambini.

    “Quando ero piccolo in piazza c’erano le cabine telefoniche – inizia Filippo – Andavamo sempre a vedere se era rimasto qualche spicciolo: non davano il resto. Se trovavamo 200 lire, facevamo uno scherzo, chiamando un numero urbano… perché con i cellulari e le interurbane non c’era nemmeno da provare!”.

    “Come ora – prosegue – la piazza era suddivisa su due piani, separati da alcuni scalini. Nella parte superiore c’erano le panchine, la vasca con i pesci rossi (che non sempre c’erano, non si sa perché) e i pini, che dissestavano il pavimento (ma i pinoli non si trovavano mai!)”.

    “Nella parte inferiore – ricorda – c’era il parcheggio per le auto, che rimaneva vuoto solo il giovedì mattina, in occasione del mercato, quando la piazza prendeva (e prende tuttora) vita”.

    “Durante le medie – ci dice – in estate aiutavo ad allestire i concerti in piazza. Il posto era piccolo, ma lo scenario con le luci puntate sui pini era molto suggestivo”.

    “Anche alle superiori – aggiunge – per me la piazza è stata un luogo significativo. Prima era lì la fermata della Sita, che ci portava a scuola. Una volta saliti, c’era da fare tutto il giro del paese, ma così guadagnavamo l’ambito posto a sedere”.

    “Adesso ovviamente capito in piazza per motivi diversi – ci racconta – La maggior parte delle volte ci passo per andare alle Poste per restituire un pacco o spedire qualcosa. Potrei chiamare il corriere a casa, ma così ne approfitto per fare due passi”.

    “La piazza di ora è diversa da quella di quando ero piccolo – conclude Filippo – Anni fa è stata rifatta. Come tanti, mi ci è voluto del tempo per abituarmi al suo nuovo aspetto. Forse è meno iconica rispetto a prima, ma dà un senso di spazio maggiore ed è meno caotica, interamente pedonale”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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