MARCIALLA (BARBERINO TAVARNELLE) – Serena Pecci è di Marcialla, ha 42 anni, svolge servizio volontario alla Misericordia di Staggia. E stamani mattina, in un 7 agosto che non scorderà per tutta la sua vita, ha fatto nascere un bambino.
Il suo racconto ci arriva dall'altro capo del telefono: parla con il sorriso nella voce Serena, travolta da un'esperienza unica. "Ancora – ci dice – non sono riuscita a chiudere occhio". Del resto l'adrenalina in circolo deve essere stata molta.
Stava dormendo in casa stamani mattina, a Poggibonsi, quando alle 6 ha sentito delle urla fortissime: "Urla di dolore" ci dice.
"Mi sono alzata – prosegue nel suo racconto – e mi sono detta di andare a vedere cosa stesse accadendo. Magari c'era qualcuno che aveva bisogno e potevo dare una mano".
Mai pensiero è stato così azzeccato: "Ho aperto la finestra della camera da letto e ho visto questa ragazza che correva verso l'auto, in preda al panico. Mi sono messa le scarpe, ho scavalcato la finestra per essere più veloce, e sono uscita".
Quello che si è trovato di fronte Serena ha richiesto sangue freddo, freddissimo: "L'ho trovata appoggiata al divano, per terra, mi ha detto: sto partorendo. Urlava, era nel panico. Le ho detto di calmarsi, mi sono lavata le mani, ho chiamato il 118".
"Mi hanno detto di andare dalla mamma – continua Serena – e dire loro quello che vedevo. Ma era difficile, perché dalla paura teneva le gambe serrate. Poi si è messa a quattro zampe e, praticamente, il bambino (un maschietto di quasi 3 kg e 400 grammi) è uscito con due spinte (per la donna era il secondo figlio, n.d.r.). Mi sono ritrovata a prenderlo e mettermelo in grembo".
Attimi in cui il tempo si è praticamente fermato: "Per fortuna – riflette Serena – è andato tutto bene. E' arrivata l'ambulanza con il medico, hanno preso in mano la situazione. Ma sono salita anche io, con il bambino in braccio, e sono andata in ospedale".
"Sono tornata a trovarli anche oggi pomeriggio – conclude – Stanno bene: io posso solo dire che fortunatamente ero lì e che ho potuto aiutarli".
di Matteo Pucci
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