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martedì 27 Settembre 2022
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    Tradizioni: duecento persone a tavola con “i Bifolchi” nell’antico Santuario di Pietracupa

    Protagonista dell'iniziativa (che risale al 1500), come sempre, lo stracotto, preparato dalle 5.30 del mattino dagli abitanti di San Donato in Poggio

    SAN DONATO IN POGGIO (BARBERINO TAVARNELLE) – E’ tornata a diffondere di sapori e profumi speciali la secolare tradizione del “pranzo dei Bifolchi”.

    Si tratta di un rituale conviviale che gli abitanti di San Donato in Poggio tengono in vita dal 1500 nel Santuario di Santa Maria delle Grazie, dove è conservato un celebre dipinto attribuito a Masaccio.

    La storia di un prestigioso luogo di fede si intreccia ad un’antica consuetudine popolare che vede protagonista la cucina, le ricette e le abitudini alimentari del sedicesimo secolo.

    Tutto come accadeva cinque secoli fa. Un pranzo cucinato rigorosamente al maschile è stato preparato da un gruppo di cittadini-cuochi del paese, fin dalle prime ore del mattino, utilizzando i segreti dello stracotto, secondo una ricetta nata in epoca rinascimentale.

    E’ così, tra i piatti della tradizione e la nutrita partecipazione della comunità, che la cultura religiosa del Santuario della Madonna di Pietracupa ha rivissuto qualche giorno fa uno dei suoi momenti di massima espressione popolare.

    “Nì canto dì foco”, all’interno di tegami di rame, nell’oratorio e nelle cantine storiche adiacenti al Santuario di Pietracupa, aperte solo per questa occasione.

    Il pranzo è stato organizzato dalla Fabbriceria del Santuario di Santa Maria delle Grazie di Pietracupa, l’ente che gestisce il santuario.

    Tra i volontari storici che da più di cinquant’anni si occupano del pranzo, nel ruolo di cuochi, Pietro Rodani, Giovanni Bartalesi, Giuseppe Lenzi

    Nel menù del “pranzo dei Bifolchi” sono stati serviti antipasto, penne al ragù ricavato dal macinato battuto a coltello, come da tradizione, stracotto con contorno di piselli e fagioli all’uccelletto, dessert.

    “I Bifolchi” hanno indossato il grembiule alle 5.30 del mattino dando inizio al rito della preparazione dei piatti.

    Lo stracotto è stato messo sul fuoco per 6 ore circa e degustato a pranzo da oltre duecento cittadini. Fra i presenti anche l’assessora allo sviluppo economico del Comune di Barberino Tavarnelle, Tatiana Pistolesi.

    LA TRADIZIONE

    Nel sedicesimo secolo nelle prime domeniche di settembre si celebrava la Festa dei “Bifolchi”.

    I Bifolchi portavano l’offerta di una cestiera di grano alla Madonna di Pietracupa e in cambio ricevevano un lauto pranzo a base di carne.

    Sulla tavola sfilavano minestra in brodo, bollito di manzo, piatto di carne condito col sugo, quarti di pollo, pane e vino.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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