CHIANTI FIORENTINO – Oggi Mauro Cresti è presidente della casa del popolo di San Casciano. In passato è stato a lungo assessore in Comune (sempre a San Casciano). E, in seguito, presidente del Consorzio di Bonifica. Quando ancora non c'era il "super Consorzio" come oggi.
Sì, proprio quel Consorzio di Bonifica che in questi giorni è investito dalle polemiche per le centinaia di migliaia di bollettini inviati a chi prima… non pagava.
Nel Chianti invece si paga da tempo e, al di là di qualche polemica che ogni tanto si impenna, il lavoro del Consorzio lungo i corsi d'acqua principali (Pesa, Greve e Ema in primis) è spesso apprezzato e riconosciuto.
Ma Cresti non parla di questo, bensì di un qualcosa che negli anni scorsi, prima del collegamento al bacino idrico di Bilancino, era stato un tema molto dibattuto nel nostro territorio. Ovvero la possibilità di realizzare un invaso anche in Chianti.
"C'era uno studio – dice Cresti – e la volontà di realizzare un invaso sul Pesa che garantisse al Chianti (territori di Greve alta, Tavarnelle, Barberino Val d'Elsa) qualche mese di completa autonomia nella stagione secca. Io banalmente lo avevo battezzato tra me e me, come… il secchio del Chianti".
"Il Consorzio Toscana Centrale fece lo studio – ricorda – lo presentò a chi di dovere, dichiarò che progettandolo come opera idraulica lo avrebbe anche in gran parte finanziato e che si sarebbe candidato ad essere anche stazione appaltante. Sapevo che ce la potevamo fare a mantenere quegli impegni, conoscevo la qualità della struttura, la motivazione e la volontà di allora".
"Era il 2012 circa – rilancia – oggi 2017 l'invaso sarebbe stato funzionante. Presentammo tutto in più occasioni, ma la bordata di chiusura ci venne data da Erasmo D'Angelis a San Casciano con la condivisione dei sindaci della zona ubriacati dal tubone di Bilancino".
"Il lavoro fatto resta – conclude – per e alla faccia della sete del Chianti…".
di Matteo Pucci
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