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martedì 27 Settembre 2022
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    Il raddese Emanuele Grazzini ha affiancato la filmaker ucraina nei suoi giorni a Radda

    RADDA IN CHIANTI – I due giorni trascorsi con la regista Alina Gorlova e la sua assistente/traduttrice Tatiana sono stati per me molto interessanti, anche se non sono stato presente durante l’intero svolgersi delle riprese perché al nostro incontro circa la metà di esse erano già state effettuate (quelle presso Nora Kravis e Silvia e David Matassini).

     

    Le due ragazze ucraine sono simpatiche e intelligenti, hanno messo grande impegno e dedizione nel proprio lavoro ed è stato piacevole farne la conoscenza. Ho avuto fin da subito l’impressione, poi confermata dalla regista, che l’essere nel cuore del Chianti fosse per loro come un sogno e io per due giorni ho cercato di osservare Radda e i suoi abitanti (nonché soggetti cinematografici) dal punto di vista di chi rimane abbagliato dai luoghi che ho sempre davanti agli occhi.

     

    Il primo giorno ho mostrato loro il paese cercando di immedesimarmi nel ruolo di guida turistica e dopo un lungo giro ed un breve pranzo  le ho accompagnate alla falegnameria Lapis dove siamo rimasti per  tutto il pomeriggio. Il giorno seguente invece, il set delle riprese è stata l’officina di Rodolfo Tanzini e del suo socio Giuliano Ermini.

     

    In entrambi gli ambienti ciò su cui Alina si è concentrata è stata la manualità che sia il falegname che il fabbro le hanno mostrato. Le piacerebbe che il suo corto esprimesse non solo il fascino che suscita un mestiere ma anche quella sorta di spiritualità che scaturisce dal lavoro manuale, di qualsiasi tipo esso sia.

     

    In questi due giorni mi sono ritrovato turista a casa mia, spettatore di un regista all’opera e improvvisata guida turistica. In più mi sono confrontato con persone provenienti da tutta un’altra parte del mondo.

     

    Certo è strano constatare che anche in un paese di campagna come il mio è quasi impossibile trovare vecchi mestieri manuali di un tempo. Come è stato strano sentirsi dire che qui tutto è molto bello perché rispetto a Kiev gli artisti hanno la possibilità di vivere del proprio lavoro!

     

    Anche io in quanto "inutile" studente di lettere avrei le mie velleità artistiche, e andare a vendemmiare per bersi una birra in più il sabato non mi sembra proprio il massimo dei risultati ma non ho avuto il cuore di rovinare questa immagine così idilliaca che si sono fatte del nostro Paese…

     

    In definitiva credo che per loro questa sia stata una magnifica esperienza e per me un’interessante cambio di prospettiva.

     

    Il progetto di Slow Movie Contest forse è anche questo: aprirsi un po’ agli altri per saperne di più riguardo a noi stessi.

    di Emanuele Grazzini

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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