Strumenti estremamente importanti per misurare lo stato di salute dell’economia di un Paese, che come noto si basa sulla circolazione dei soldi per fare impresa.
Ecco perché prestiti e finanziamenti vengono usati anche come metro di misura per comprendere quanto una crisi sia in via di risoluzione.
Siamo in un periodo storico molto importante, a causa dal Coronavirus che ha boccato il Paese per mesi mandando a gambe all’aria il Pil e buona parte dell’economia: gli ultimi dati non sono propriamente edificanti, anche se analizzati nel lungo arco temporale.
Ci ha pensato Unimpresa a scattare la foto con riferimento ai prestiti della banche italiane alle imprese negli ultimi 10 anni: si parla di un calo pari a circa 20 miliardi l’anno, quindi del 22% quasi.
Si è passati dagli 856 miliardi di luglio 2010 ai 669 miliardi di luglio 2020. Si parla quindi di prestiti alle imprese, quella che fanno muovere poi l’economia di un Paese.
In particolare, secondo il Centro studi di Unimpresa, ad essere calati in modo deciso sono i finanziamenti alle imprese a breve termine, con una riduzione di 135 miliardi; quelli sul lungo periodo invece sono diminuiti di 79 miliardi.
Finanziamenti ai privati
Altro discorso è quello relativo ai finanziamenti a privati; non quindi aziende che debbano fare impresa, ma cittadini che abbiano bisogno di liquidità per ovviare a spese di qualsiasi natura (a seconda che il prestito sia finalizzato o meno).
In questo caso i finanziamenti a privati sono aumentati di 55 miliardi (+9,5%) da 579 miliardi a 634 miliardi: il che non è del tutto positivo dato che le famiglie risultano essere più indebitate.
I finanziamenti rientranti in questo gruppo possono essere per lavoratori o per pensionati: ed in particolare questi ultimi, per pensionati, risultano essere molto in crescita come si può vedere ad esempio da questi prestiti per pensionati Inps.
E sempre su questo tema è bene ricordare che, da quanto contenuto all’interno del documento rilasciato da Centro studi di Unimpresa, i prestiti non rimborsati (le cosiddette sofferenze) dalle famiglie italiane sono scesi di quasi il 7%, grazie a una diminuzione di quasi 5 miliardi da 70 miliardi a 65 miliardi.
Numeri, nel complesso, in chiaroscuro, tra alti e bassi, sempre determinanti per analizzare la situazione complessiva di un paese in riferimento al suo stato di salute.
@RIPRODUZIONE RISERVATA




































