venerdì 23 Ottobre 2020
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    Ausl Toscana Centro, impennata di richieste tamponi da parte di pediatri e medici di famiglia

    Sono state 3.400 solo negli ultimi giorni. Incidono in particolare quelle per i pazienti pediatrici: basta un raffreddore per non poter mandare a scuola i figli. E poi inizia la trafila. Ecco come funziona

    FIRENZE – Sono ben 3.400 le richieste di tampone giunte alla Ausl Toscana Centro negli ultimissimi giorni da parte di medici di famiglia e, soprattutto, pediatri.

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    Un numero che rischia di crescere esponenzialmente con l’inizio della stagione più fredda, e che potrebbe mandare in tilt il sistema toscano di analisi del tampone oro faringeo.

    Che ad oggi vede la Toscana intera (ovvero le tre aree, Ausl Toscana Centro, Sud Est e Nord Ovest) attestarsi (domenica a parte) fra i 7mila e gli 8mila tamponi analizzati ogni giorno.

    La situazione-tipo che si sta registrando in questi giorni, e chs sta già ingrossando le file nei vari punti prelievo, è la seguente. Ed è in particolare relativa ai più piccoli.

    Bambina o bambino con il naso che cola. Al 99% rinovirus (responsabile del comune raffreddore). Ma anche potenziale sintomo di Covid-19.

    Le regole dicono di non mandare a scuola o all’asilo. E anche se si mandassero verrebbero rimandati (prudenzialmente e in base alle norme stabilite) a casa. Su questo è bene essere chiari: serve responsabilità e massima prudenza da parte di tutti.

    Da quiù parte telefonata al pediatra. Che non può rilasciare un certificato né tanto meno visitare il paziente prima del tampone.

    Quindi richiesta del tampone alla Ausl. Azienda sanitaria che contatterà la famiglia per indicare data e luogo della “tamponatura”.

    A tampone eseguito, rimane la parte dell’analisi. Che si volge fra le 2 e le 6 ore come tempi tecnici, ma bisogna vedere quanto il sistema sarà sovraccarico. Di norma, ma sono dati da prendere con le pinze, il risultato arriva entro le 24-48 ore (ad oggi).

    A tampone prelevato la famiglia contatta il pediatra dicendogli che la prima parte è fatta. Starà poi al medico controllare il risultato e comunicarlo alla famiglia.

    A quel punto, se c’è una positività parte tutta la trafila-Covid. Se c’è una negatività, il pediatra potrà procedere alla visita e, finalmente, a “liberare” il bambino o la bambina con il certificato per tornare a scuola.

    Ovviamente a raffreddore passato. Perché altrimenti il rischio è di “attaccarlo” e far ripartire da capo tutta la trafila per il compagno o la compagna.

    Nell’attesa del risultato del tampone ovviamente, per quanto possibile, il bambino o la bambina devono avere il minor numero di contatti, poiché potenzialmente positivi al Covid. Nonni e soggetti fragili in primis.

    Ieri, martedì 29 settembre, il CTS (Comitato Tecnico Scientifico) ha dato l’ok all’uso dei test rapidi, in particolare nelle scuole. Che danno il risultato in mezz’ora, senza l’ausilio di particolari strumenti.

    C’è però da capire se sarà uno strumento utilizzato come il tampone, ovvero in maniera diagnostica visto che da letteratura dà il 98% di accuratezza, oppure semplicemente come screening (un po’ come il test sierologico), visto che la sua precisione certificata è, ad oggi, sull’85% dei casi.

    Sarà, insomma, un lungo, lunghissimo, autunno inverno. Le raccomandazioni di prevenzione sono quindi ancor di più pressanti: distanziamento, utilizzo delle mascherine, lavaggio frequente delle mani.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA 

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