FIRENZE – E’ stato un sabato di tensione quello del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Passato a buttare la palla nel campo del Governo nazionale, per usare una metafora di taglio sportivo.
Prima l’adeguarsi a una linea sulle aperture troppo ampia a suo modo di vedere. Poi, durante la giornata, numerosi post sui social in cui stigmatizzava il ritardo del Governo.
“Provo imbarazzo – scriveva nel pomeriggio – e chiedo scusa a molte persone, imprenditori, lavoratori, rappresentanti di categoria e amministratori, per non avere ancora potuto comunicare l’ordinanza per le riaperture in Toscana. È da stamani che siamo pronti, ma io non posso firmare nulla senza il dpcm del governo che ci ha convocato per le 19.45 di stasera. I ritardi stanno determinando una situazione di incertezza e rischiano di creare problemi nella organizzazione della vita quotidiana di tanti cittadini”.
“Mentre alle ore 20.40 siamo ancora in attesa del testo del DPCM – scriveva durante la conferenza stampa del presidente del consiglio – che spero possa arrivare almeno stanotte, il presidente Conte sta finendo una conferenza stampa sullo stesso tema. Allo scopo di evitare ulteriori problemi ai cittadini e alle imprese, voglio subito dire che domani nella mia ordinanza la linea riguardo alle aperture in Toscana sarà di conformarsi al DPCM, esposto in tv dal premier, e ai protocolli di sicurezza nazionali. Questo non esclude che nei prossimi giorni potremo apportare, sempre su questa linea, chiarimenti e miglioramenti”.
Infine, stamani, domenica 17 maggio, a 24 ore dalle riaperture, un messaggio che indica il percorso, in attesa delle ordinanze specifiche.
“Questa – scrive Rossi riportandola sulla sua pagina Facebook – mi pare la sintesi migliore, che si può leggere anche sul giornale on line Il Post, delle novità contenute nel decreto legge e nel Dpcm del governo. Come ho già detto, l’ordinanza per la Regione Toscana, si conformerà a queste date per le riaperture delle varie attività, salvo miglioramenti e chiarimenti nei prossimi giorni. Anche i protocolli per la sicurezza che adotteremo, salvo raccomandazioni e consigli, sono quelli nazionali”.
- dal 18 maggio potranno riaprire i negozi, i servizi di cura alla persona, bar e ristoranti, gli stabilimenti balneari, gli uffici pubblici e i musei a condizione però che le regioni accertino che la curva epidemiologica sia sotto controllo;
- dal 25 maggio potranno riaprire – sempre previa autorizzazione delle regioni – le palestre, le piscine e i centri sportivi;
- dal 15 giugno potranno riaprire cinema e teatri, e cominceranno una serie di offerte ricreative per i bambini, ha detto Conte;
- dal 18 maggio ci si potrà muovere liberamente all’interno della propria regione, salvo disposizioni più restrittive per aree specifiche in cui sarà rilevato un maggiore rischio di contagio: “significa uscire di casa senza dover giustificare dove si vuole andare”, compresi “al lago o in montagna”;
- da lunedì si potranno incontrare anche gli amici (e quindi chiunque si voglia), oltre ai famosi “congiunti”;
- fino al 2 giugno ci si potrà muovere da una regione all’altra solo per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza; dal 3 giugno potrebbe tornare possibile spostarsi liberamente tra regioni diverse: ma dovrà essere valutato e dipenderà dai nuovi dati sull’epidemia, che potrebbero richiedere provvedimenti specifici e più restrittivi per certe aree;
- dal 3 giugno sarà possibile muoversi da e per l’estero, ma potranno esserci disposizioni specifiche per gli ingressi e le partenze verso certe aree; continuano ovviamente a valere le misure restrittive internazionali e comunitarie, e quindi anche quelle che limitano gli ingressi in paesi esteri dall’Italia;
- sempre dal 3 giugno si potrà entrare in Italia dall’Unione Europea senza l’obbligo di 14 giorni di quarantena: serve a rilanciare il turismo, ha detto Conte;
- continua a valere l’obbligo di isolamento domiciliare o in albergo sanitario per le persone risultate positive al coronavirus o per i loro contatti stretti, se deciso dalle autorità sanitarie;
- continuano a essere vietati gli assembramenti in luoghi pubblici; gli eventi con la presenza di pubblico “si svolgono, ove ritenuto possibile sulla base dell’andamento dei dati epidemiologici”;
- i sindaci possono chiudere aree in cui non è possibile garantire il distanziamento fisico;
- possono riprendere le funzioni religiose, seguendo i regolamenti appositi approvati dal governo nei giorni scorsi.
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