FIRENZE – Erano 81 i comuni sotto osservazione nelle riunioni che ieri, come tutti i venerdì, sono andate avanti per l’intero giorno e parte della sera, in presenza e da remoto.
Alla fine la scelta è stata quella di confermare per un’altra settimana zona rossa la provincia di Pistoia (venti comuni). Rosse diventano anche le province di Prato (sette comuni) e Arezzo (36 comuni).
“Non poteva che essere così – dicono dalla Regione – Le disposizioni nazionali prevedono che accada in automatico quando, in un ambito provinciale, l’oramai famoso indice di contagio settimanale superi i 250 nuovi casi per centomila abitanti. Impossibile qualsiasi deroga, neppure per tenere aperte le scuole per l’infanzia”.
Ai 63 comuni delle tre province, confermati o finiti in zona rossa, se ne aggiungono però altri dieci, tra conferme e nuovi ingressi: Viareggio in provincia di Lucca e Castellina Marittima in provincia di Pisa, Santa Luce ancora sulle colline pisane, Scarlino in provincia di Grosseto e Firenzuola nell’alto Mugello fiorentino.
E poi ancora quasi l’intero comprensorio del cuoio: Fucecchio nel fiorentino e San Miniato, Montopoli, Santa Croce sull’Arno e Castelfranco di sotto nel pisano (unico a rimane fuori da qualsiasi provvedimento Santa Maria a Monte, che gravita in gran parte su Pontedera).
Si tratta di interventi mirati, presi in accordo con i sindaci: “chirurgici”, come spiega il presidente Eugenio Giani, “che le nuove norme nazionali offrono come possibilità ai presidenti di Regione ma che in Toscana stiamo in verità assumendo da tre settimane”.
Prima, ricorda, è stata ad esempio la volta di Chiusi e di San Sepolcro, argine alla varianti in arrivo dall’Umbria: poi la settimana dopo, tra i maggiori provvedimenti, Siena e Pistoia, Cecina anche.
“Ed è stata una strategia – commenta ancora Giani – che ha funzionato ed ha pagato, come ha dato atto lo stesso ministro Speranza con cui mi sono sentito ieri. Tant’è che in alcuni di questi territori i contagi sono già tornati sotto soglia e non sono più rossi”.
“Ci sono poi i comuni che rimangono arancioni – si spiega ancora dalla Regione – ma dove si è deciso per la chiusura delle scuole, perché i focolai individuati riguardavano proprio gli studenti o la diffusione delle nuove varianti: Siena e il contiguo Castelnuovo Berardenga, Marradi al confine con la Romagna, Reggello nel Valdarno e Barberino Tavarnelle. Chi, pur residente, va a scuola in altri comuni potrà continuare a farlo”.
# Le decisioni della Regione: scuole chiuse a Castelnuovo Berardenga e Barberino Tavarnelle
I comuni ieri sotto osservazione, dove l’indice di contagio ha superato i 250 casi per centomila abitanti, erano qualcuno in più.
“Assieme ai sindaci e analizzando i dati – racconta ancora Giani – abbiamo deciso però di non assumere provvedimenti ulteriormente restrittivi, perché magari, su popolazioni di poche migliaia di abitanti (dove bastano pochi contagi per finire sopra soglia ndr),i casi erano concentrati su un numero limitato di nuclei familiari già tutti isolati o sotto sorveglianza oppure perché l’indice risultava falsato da altri fattori”.
E’ il caso di Volterra, ad esempio, per la presenza del carcere dove più di cinquanta sono stati i positivi, oppure di Figline Incisa, di Radda e di Gaiole in Chianti.
“In ogni caso – precisa ancora Giani – i sindaci faranno ordinanze mirate per ridurre il rischio di assembramenti”.
E quei comuni rimarranno comunque sotto osservazione.
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