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martedì 7 Febbraio 2023
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    L’INTERVISTA / “Per il Covid non esiste alcuna cura domiciliare. I vaccini unica arma contro il virus”

    Incontriamo Vittorio Pavoni, direttore di anestesia e rianimazione (terapia intensiva) dell'ospedale Santa Maria Annunziata: "L'80% di persone vaccinate per affrontare l'autunno in modo più sereno"

    PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – Il dottor Vittorio Pavoni è il direttore di anestesia e rianimazione (terapia intensiva) dell’ospedale Santa Maria Annunziata, a Ponte a Niccheri.

    L’ultima trincea nella lotta contro il Covid-19. Una sorta di confine fra la possibilità di scamparla o, purtroppo, le estreme conseguenze. Insomma, fra la vita e la morte.

    Un punto di osservazione dal quale, con estrema lucidità, ci descrive la situazione che stiamo vivendo. Arrivati alla metà di questo secondo agosto di pandemia.

    Dottore, quale la situazione nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Santa Maria Annunziata ad oggi, giovedì 12 agosto?

    “La situazione è di una occupazione di circa il 50% dei letti disponibili: 3 pazienti ricoverati su 6 letti disponibili. Ed è, più o meno, quella di tutte le rianimazioni Covid dell’Ausl Toscana Centro”.

    Vaccinati? Non vaccinati?

    “Cento per cento non vaccinati. L’età media è fra i 50 e i 60 anni. Ci sono stati casi anche di under 40: un caso di 38 anni ad esempio, per il quale nei giorni scorsi sono stato molto preoccupato e che per fortuna si sta risolvendo”.

    Cosa vi dicono coloro che non si sono vaccinati?

    “La situazione è questa: ci sono extracomunitari che non hanno quasi idea della situazione. Poi ci sono i paurosi, quelli che hanno avuto paura a fare il vaccino. E si ricredono quasi subito. Poi c’è una quota parte più piccola ideologicamente anti vaccino. Sono una minoranza. Fra questi, quelli che hanno un decorso grave alla fine si ricredono (se sopravvivono): di solito parliamo di persone di una certa età. Chi si ferma alle soglie della terapia intensiva continua a sostenere che ci sono terapie alternative, a domicilio, parlano a sproposito di anticorpi monoclonali. L’unica terapia che previene è il vaccino, non c’è altro ad oggi”.

    Quali le differenze rispetto all’estate del 2020?

    “Il Covid si prende ora come lo si prendeva prima. E quando purtroppo il decorso è grave lo è come lo era prima. Quello che è cambiato con le varianti attuali è la maggiore contagiosità”.

    Parliamo di cure domiciliari: siamo di fronte a un qualcosa che esiste ma è sottovalutato o a una sorta di… unicorno?

    “Non esistono terapie domiciliari efficaci, questo deve essere ben chiarito. Non ci sono. Le uniche terapie attuabili sono gli anticorpi monoclonali, riservati a determinate categorie; e altri dedicati in casi particolari per ridurre i sintomi. Ma parliamo comunque di farmaci ospedalieri. Quello che possiamo fare in ospedale è dare tempo al malato di rispondere, con la formazione delle sue difese immunitarie. Non possiamo fare altro. Lo ripeto: ad oggi abbiamo solo il vaccino come arma contro il virus”.

    Reazioni particolarmente gravi ai vaccini?

    “Noi operatori sanitari ci siamo vaccinati a gennaio, allora qualche paura poteva essere giustificata. Oggi è assolutamente ingiustificabile qualunque paura per il vaccino. E’ stata vaccinata una tale quantità di persone nel mondo, e gli eventi avversi sono stati così scarsi, che non è tollerabile. Dire che questi vaccini possono essere pericolosi è contro tutte le evidenze: scientifiche ed empiriche”.

    Ci faccia un po’ l’identikit del “ricoverato medio” per Covid all’ospedale di Ponte a Niccheri.

    “Su dieci ricoverati in media sette sono non vaccinati, due hanno ricevuto solo una dose, uno è vaccinato ma spesso ha altre patologie, tanto che il riscontro della positività viene trovato mentre è in ospedale per altre problematiche. In rianimazione tutte o quasi le forme gravi sono pazienti non vaccinati: io ho avuto anche alcuni pazienti con una dose, ma con altre malattie concomitanti”.

    Cosa si aspetta nelle prossime settimane e, poi, in autunno?

    “Dato il presupposto che il ciclo vaccinale è l’unico percorso per uscire da questa situazione, è fondamentale il massimo della copertura. Qualunque strumento, come il Green Pass, serva anche a spingere in questa direzione, lo ritengo utile. L’ondata di ottobre dell’anno scorso fu terribile come numeri, gravità e mortalità. Ad oggi ci sono dei punti di domanda, legati alle varianti attenzionate, ma anche su queste sembra che ci sia una buona copertura, almeno sulle forme gravi, da parte dei vaccini in essere”.

    Possiamo dire che l’80% di popolazione completamente vaccinata (quindi con le due dosi) è la linea del fronte? 

    “Sì, possiamo dire che quella percentuale è quella che potrebbe permetterci di affrontare l’autunno con maggiore tranquillità”.

    Cosa si sente di dire, infine, sui sanitari non vaccinati? O che, addirittura, si esprimono contro la vaccinazione?

    “Mentre sulla popolazione non c’è altra strada che quella dell’informazione e dell’educazione, su queste persone non ci possono essere tentennamenti. Tutti noi abbiamo ricevuto adeguate informazioni, poi dei preavvisi per dare il tempo di vaccinarsi. Dopo di che qualunque strumento, anche coercivito, deve essere messo in atto”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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