SIENA – Ha parlato di uno degli scenari più attesi e osservati nell’ambito del controllo futuro della pandemia da Covid-19, ovvero quello dello sviluppo di anticorpi monoclonali.
Fabrizio Landi, presidente di Fondazione Toscana Life Sciences (TLS), ha partecipato questa mattina a TGcom 24, per parlare dello stato dell’arte del lavoro del professor Rino Rappuoli (proprio a loro due, nei mesi scorsi, è stato consegnato il Pegaso d’Oro per il lavoro che stanno portando avanti).
Che nei laboratori di TLS, a Siena, sta lavorando per portare in uso il suo “supern anticorpo” monoclonale attorno (pare) al mese di maggio.
Stamani a TGcom 24 comunque, nessuna anticipazione o informazione su tempi di uscita dell’anticorpo di TLS, modalità di somministrazione (con ogni probabilità in ambito ospedaliero), o costi (che dovrebbero essere comunque a carico del Servizio Sanitario Nazionale).
“La protezione degli anticorpi monoclonali – ha spiegato Landi – dura quattro-sei mesi, diversamente da quella del vaccino, che viene generata dall’organismo sulla base delle informazioni del vaccino stesso. E che comunque va ancora quantificata”.
“La grande caratteristica dell’anticorpo monoclonale – ha detto ancora – è che diventa attivo subito, cinque minuti dopo l’inoculazione, essendo stato prodotto dagli anticorpi prodotti dalle persone che sono guarite”.
“Il grande pregio dei monoclonali è questo – ha ribadito Landi – mentre per il vaccino bisogna attendere alcune settimane per avere la copertura. Per 5-6 settimane il paziente vaccinato non è ancora protetto. Con l’anticorpo lo è subito”.
Si tratta, ha precisato Landi, “di due mezzi assolutamente complementari. Dovremo imparare a convivere con questo virus, con vaccini che dovranno essere ripetuti (anche in base alle varianti). Mentre l’anticorpo monoclonale potrà essere usato come ponte, ad esempio nel periodo della mancanza di copertura vaccinale”.
“Non sappiamo ancora – ha detto ancora Landi, citando le ricerche di Rappuoli in TLS anche in questo senso – quanto durerà l’immunità del vaccino, che comunque andrà sicuramente rifatto dopo un po’ di anni. Anche perché ci saranno delle varianti che lo renderanno da attualizzare”.
“In TLS abbiamo già fatto un lavoro molto importante – ha anticipato Landi – che ci dice che in futuro le varianti del virus saranno molto probabili. Servirà quindi una rete di osservazione che, in tempo reale, ci dica quello che sta accadendo. In modo da poter aggiornare vaccini e anticorpi monoclonali”.
“Basta organizzarsi – ha concluso Landi – e non farsi trovare impreparati come nel marzo del 2020. Oggi abbiamo tutte le competenze per poterlo fare”.
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