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martedì 18 Giugno 2024
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    La Finocchiona IGP della Macelleria Falorni inserita fra i salumi d’eccellenza in Italia

    Premiata dalla Guida de "I Salumi d'Italia" de "Le Guide de l'Espresso 2019". La soddisfazione dei fratelli Falorni

    GREVE IN CHIANTI – La Finocchiona IGP di Antica Macelleria Falorni di Greve in Chianti è stata riconosciuta da La Guida de “I Salumi d’Italia” de “Le Guide de l’Espresso 2019” come una delle eccellenze italiane, con il massimo punteggio.

     

    "Si tratta di un riconoscimento molto importante per la nostra azienda – dicono orgogliosi da antica Macelleria Falorni – che da oltre 200 anni produce nel cuore del Chianti salumi di alta qualità, tramandando di padre in glio i segreti di antiche ricette e il sapere artigiano delle lavorazioni".

     

    "All’interno della vasta gamma di salumi che produciamo – ricordano – la Finocchiona IGP è uno dei più rappresentativi, poiché porta con sé la tradizione e gli inconfondibili profumi delle campagne toscane".

     

    "Viene preparata – spiegano – secondo l’antica ricetta con carni grasse e magre di suini allevati in Italia, aromatizzata con semi di nocchio selvatico – da cui prende il nome – stagionata naturalmente e insaccata in budello naturale. Dalla consistenza morbida e vellutata, rivela un gusto intenso ma molto equilibrato".

     

     

    “La Finocchiona fa parte della storia della nostra famiglia da molte generazioni – dicono Stefano e Lorenzo Falorni – Quando ancora eravamo bambini e nostro padre Raffaello produceva in bottega questo salume, andava a raccogliere il nocchio selvatico, che poi avrebbe utilizzato per l’impasto, nelle campagne intorno a Greve in Chianti".

     

    Ricordi di un passato che affiorano nel lavoro quotidiano: "Spesso si fermava vicino al Castello di Verrazzano. Fu proprio lì che un giorno venne scoperto dal Cavalier Luigi Cappellini, ancora oggi proprietario del Castello. Tra i due nacque un animato battibecco circa il fatto che Raffaello aveva violato una proprietà privata. Erano tempi, allora, in cui le discussioni si risolvevano facilmente: un bicchiere di vino, un chiarimento e le dovute scuse misero d’accordo il Cavaliere e Raffaello".

     

    "Anzi – sorridono – fu proprio quell’incidente a diventare l’inizio di un duraturo rapporto di amicizia e di collaborazione professionale. Da quella “violazione di proprietà privata” nacquero progetti ed iniziative che hanno portato all’attenzione del mondo il nome, il volto e la fama di Greve in Chianti".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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