GREVE IN CHIANTI – Quarta tappa del Panda Raid in Marocco, e i due grevigiani partecipanti (Mathias Allaria e Gabriele Vannoni) sempre più a loro agio.
E' stata una tappa particolarmente logorante; la prima parte del percorso si è sviluppata su piste divertenti ma che hanno messo a dura prova i navigatori. E quelli meno abili hanno avuto non pochi problemi.
Più avanti le vetture si sono immerse per 40 Km in una valle scavata tra alte montagne: uno scenario naturale ed umano che sembrava riportare i concorrenti indietro di 500 anni.
Più avanti gli equipaggi hanno affrontato il pezzo forte della giornata: un passo montagnoso, cosparso di rocce ed estremamente stretto.
In questo punto simile ad un imbuto si è formato un tappo con una coda fino a sessanta macchine; il problema, una volta fermi, è stato ripartire. Così che ogni equipaggio ha dovuto rimboccarsi le maniche ed aiutarsi a vicenda.
Attraverso questo passo sono scesi nella bocca di un vulcano spento largo 5 km e lungo 11: la discesa è stata talmente ripida ed insidiosa che in questo tratto la velocità difficilmente ha superato i 5 Km orari; difficile dire se era più esaltante l’emozione per lo spettacolo unico e favoloso o la paura per la pendenza.
Una domanda: ma c’è ancora qualcuno che pensa che la Panda sia un’auto da città?
Domani? Domani è un altro giorno… . Si comincerà percorrendo una pista militare per l quale è stata redata una autorizzazione solamente al Panda Raid, dopo essere stato concessa in precedenza alla Parigi-Dakar.
A seguire, gli equipaggi dovranno affrontare un fiume di sabbia di 800 metri per poi puntare su Agadir. Ma prima dovranno attraversare la catena montuosa del Piccolo Atlante: chi ha effettuato l’ispezione organizzativa ha detto che è un luogo mozzafiato… ma non ha specificato se per la bellezza del paesaggio o per la serie di curve e controcurve in altitudine. Dopo tutto ciò gli equipaggi saranno attesi all’accampamento sull’Oceano Atlantico.
di Redazione
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