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martedì 7 Febbraio 2023
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    La storia di Gaia, la prima donna assunta per lavorare nel cimitero americano

    Perito agrario, sancascianese, fa parte di una squadra tutta al maschile. In un luogo a cui molti sono affezionati

    FALCIANI (IMPRUNETA) – L’area dove si estende il Florence American Cemetery and Memorial,  sulla via Cassia, meglio conosciuto come Il cimitero americano di Firenze, fu liberata il 3 agosto 1944 dalla 6a Divisione corazzata del Sud Africa e divenne, più tardi, parte della zona occupata dalla 5a Armata americana.

     

    La costruzione del cimitero fu completata nel 1959 e dal 1961 fu aperto al pubblico. Furono molte le persone che prestarono la mano d’opera per la sua realizzazione, in particolare sancascianesi e imprunetini.

     

    A distanza di tanti anni ecco un evento a suo modo "storico" per il Florence American and Memorial: tra i tredici operai che vi lavorano in pianta stabile, per la prima volta è entrata a far dello staff una donna.

     

    Si chiama Gaia Salvafondi, è di San Casciano, e l’abbiamo incontrata dietro il consenso del direttore del cimitero.

     

    Gaia, immaginiamo la tua soddisfazione per essere stata assunta in uno dei quattordici cimiteri militari commemorativi.

    "Non posso nascondere l’immensa gioia!".

     

    Come sei arrivata a ottenere questo posto?

    "Premetto che sono perito agrario, ho lavorato in varie aziende del posto come stagionale, ho fatto anche la baby sitter. Poi qui al cimitero ho lavorato come avventizia, fino a quando ho saputo che assumevano periti agrari, così ho fatto la domanda di assunzione".

     

    Fino a quando…

    "Un giorno mi è arrivata la telefonata che mi ha cambiato la vita".

     

    Sei stata assunta a tempo indeterminato (peraltro con lo stipendio pagato dagli Usa…)?

    "Sì. Sembrava uno scherzo, anche perché la mia assunzione è stata fatta il 1 aprile!".

     

    La prima donna a lavorare qui, come sei stata accolta dai colleghi maschi?

    "Benissimo, superata la mia timidezza iniziale, sono entrata in piena sintonia, questa è come una grande famiglia".

     

    I tuoi compiti?

    "Da tagliare l’erba, potare le siepi, piantare le piante, pulire le 4.398 lapidi, mandare i mezzi, insomma un po’ di tutto. In tutto sono 28 ettari".

     

    Lavorare in un cimitero non ti fa un certo effetto?

    "No, anche perché qui non si seppellisce più e i rapporti con chi viene a visitare l’interno, compresi i parenti dei soldati seppelliti, sono ottimi, anzi devo dire che sono gentilissimi e non mancano di ringraziarci per quello che facciamo".

     

    Non nasconde la sua felicità Gaia, e appena terminata l’intervista torna tra i suoi compagni, soddisfatti di dividere con lei le giornate lavorative, mentre sul pennone sventola la bandiera americana.

     

    E, nella “postazione di guardia”, la scultura di un soldato del 363° Reggimento, 91° Divisione Fanteria, fa la guardia alle tombe dei caduti.     

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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