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giovedì 29 Settembre 2022
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    “Non si deve guardare a Bagno a Ripoli. Proporremo un referendum per i cittadini”

    IMPRUNETA – L'idea è molto chiara: "Proporremo un referendum in cui i cittadini di Impruneta possano decidere se va seguito un percorso amministrativo che guardi a Bagno a Ripoli, quindi a diventare la periferia di Firenze, oppure ai Comuni del Chianti".

     

    A dirlo è Riccardo Lazzerini, capogruppo in consiglio comunale per Il Coraggio di Cambiare (e consigliere provinciale di Sel): che il giorno dopo il durissimo attacco dei colleghi in Provincia di Rifondazione comunista, che hanno accusato i Comuni di Impruneta e Greve in Chianti di non aver fatto niente per tutelare il settore del cotto (clicca qui per leggere l'articolo) , torna a battere su una questione che gli sta a cuore da tempo".

     

    Partendo dai percorsi amministrativi per toccare poi vari livelli: "La gestione associata fra Comuni – esordisce Lazzerini – io non la metto in discussione: è fondamentale, soprattutto in questi tempi in cui bisogna trovare sinergie, risorse per risparmiare ma anche e soprattutto per rilanciare i territori, aree vaste e omogenee".

     

    "E qui sta l'inghippo – ricorda – il peccato originale di avere non scelto. Con la famosa "collina metropolitana": non siamo né collina né metropolitani. Si rischia di diventare la perfieria di Firenze e in parte lo siamo già. Siamo fuori da tutte le tematiche chiantigiane vere: la mia idea che Tavarnuzze sia la porta del Chianti l'hanno capita tutti, per ricongiungersi anche al discorso del cotto".

     

    Ma il Prc in Provincia sostiene che, sul cotto, Impruneta e Greve in Chianti siano state a guardare: "Confermo che all'Impruneta, dove ho le prove tangibili, le ultime due amministrazioni sono state addiritture deleterie per il cotto – risponde Lazzerini – hanno accompagnato dei micro processi che non sono serviti a nessuno. Hanno sostenuto una linea di media-piccola imprenditoria legata a un auto protezionismo che ricorda molto l'autarchia del Ventennio fascista. Su Greve in Chianti non posso dire la stessa cosa: nel settore del cotto mi sono arrivati dei messaggi della serie… mettiamoci insieme".

     

    "Che non vuol dire – precisa – rinunciare al marchio Impruneta, svenderlo a chissà chi, ma creare un confine della produzione che non è quello amministrativo, ma è quello di un territorio geologicamente omogeneo. Sono cose che dico da dieci anni, facendomi anche dei nemici: poi però, purtroppo, vedo che chiudono tutti. Detto questo, io sono convinto che l'Impruneta all'interno del Chianti rappresenti un valore aggiunto, e in questo discorso sta anche il ragionamento sul cotto. Non voglio certo parlare di vino, che segue tutti altri percorsi".

     

    Quindi amministrativamente? "Interrompere il percorso con Bagno a Ripoli – risponde diretto Lazzerini – e spostarlo verso l'Unione comunale del Chianti fiorentino (quindi San Casciano, Tavarnelle e Barberino Val d'Elsa). Ma visto che la sfiducia nei confronti dell'amministrazione comunale imprunetina è totale, noi lavoreremo a un processo che porti una volta per tutte Impruneta dentro il Chianti. Noi siamo pronti a utilizzare lo Statuto comunale, che permette l'utilizzo del referendum, per chiedere ai cittadini con chi si vuole stare, con il Chianti o con Bagno a Ripoli".

     

    "Saremo un po' "leghisti" – conclude – portando avanti un orgoglio territoriale: abbiamo un marchio da spendere e da spenderlo nel Chianti. E non è un fatto di aggregarsi a un territorio per il versante enologico: è un aggregarsi a un territorio che per noi è omogeneo. Dal quale oggi siamo fuori da tutto".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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