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lunedì 27 Giugno 2022
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    Attorno alla questione-padel: “La casa del popolo di Grassina sta sprofondando in un gorgo”

    Lettera al giornale dell'ex consigliere Antonio Matteini: "Il presidente annaspa, cercando di buttare acqua su un fuoco difficilmente estinguibile"

    È l’ora di finirla: la Casa del Popolo non può essere esposta al pubblico ludibrio da chi dovrebbe guidarla.

    Prima di articolare qualsiasi ragionamento, è giusto che chiarisca la mia posizione: sono un socio della CdP, ne sono stato consigliere per circa 7 anni in cui ho imparato a conoscerla e volerle bene, come se fosse un organismo e non un’organizzazione.

    Continuo convintamente ad avere nel portafoglio la tessera della Casa del Popolo, giacché non ho alcun motivo per sentirmi estraneo alla comunità dei soci.

    Gli ultimi mesi sono stati molto complessi: rapporti personali deteriorati con diversi consiglieri e una sgradevolissima sensazione che una parte di essi tutto avesse a cuore, fuorché la CdP; mi hanno portato a rassegnare delle dimissioni alla fine dello scorso anno, esse non sono ad oggi ancora state discusse (presumo), ma al dilà delle ufficialità, ho percepito come sempre più inutile partecipare alle riunioni del Consiglio direttivo e dunque la mia, una presenza semplicemente superflua e disturbatoria.

    Fatta questa lunga, ma indispensabile premessa, noto sempre di più la bicefalia che affligge e mortifica la CdP: da una parte il corpo sociale, i grassinesi, “la gente della Casa del Popolo” che parla, discute, commenta; dall’altra c’è il consiglio o meglio 4,5 persone che fanno e disfano.

    La CdP non è nuova a questa situazione, questo non stupisce: la democrazia ha anche bisogno di organi che – rappresentando gli interessi di un gruppo molto più ampio – ne sintetizzano le posizioni e agiscono di conseguenza.

    Il meccanismo funziona decentemente finché questo gruppo ristretto ha un legame reale e continuo con la comunità che rappresenta e amministra (amministra, non governa). Le cose si inceppano quando i pochi, assumono di poter governare il patrimonio comune dei tanti, senza ascoltarli attivamente.

    Il passo successivo, compiuto dal consiglio della CdP, è stato ignorare la voce della propria Gente, a costo di portare avanti dei progetti.

    Le motivazioni per cui sono stato scettico sin dall’inizio sul “progetto Padel” sono molte, sono riportate nei verbali dei consigli da – credo – fine 2020. Non credo però che questo sia il fulcro del discorso: non mi sento di contestare una scelta ormai presa, ma le modalità con cui si è arrivati a essa, le quali mortificano ulteriormente l’immagine di una CdP che negli anni con alti e bassi, è andata sempre più slegandosi dalla comunità di Grassina (si guardi solo il crollo del numero di soci).

    Nell’ultima intervista uscita sul Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine, il presidente (presentatosi insieme al corpo sociale dimissionario, lo ricordo, insieme a tutto il consiglio nell’assemblea per il cambio di ragione sociale ormai del luglio 2020) annaspa, cercando di buttare acqua su un fuoco difficilmente estinguibile, parlando di una regolarità dell’iter intrapreso dal direttivo della CdP nella concessione degli spazi alla società che realizzerà i campi da Padel.

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    Non ha torto, al dilà di qualche forzatura e qualche mezza bugia, in generale dice il vero: sulla carta è tutto a posto.

    Ma possibile che non si abbia neanche per un istante la tentazione di ascoltare le voci di chi passa dal piazzale della CdP e mugugna guardando quel cantiere, possibile non sentire il dovere di parlare con la propria Gente prima ancora che con le istituzioni prima di firmare un contratto che toglie dalla disponibilità dei soci, uno spazio così esteso della CdP?

    È vero, legalmente si può affittare anche tutta la Casa del Popolo senza chiedere niente a nessuno, senza convocare un’assemblea; ma il fatto che sia lecito, lo rende anche giusto?

    Il fatto che sia lecito, lo rende anche salutare per la Casa del Popolo, intesa come comunità di persone?

    Il fatto che sia lecito, esula dal chiedersi se, davanti alle perplessità manifestate da cittadini e – finalmente, pubblicamente – dall’amministrazione comunale nella figura del sindaco, sia davvero giusto andare avanti come se nulla fosse?

    È vero che ai consiglieri dei circoli viene chiesto sempre più spesso di improvvisarsi imprenditori, ma allo stesso tempo di continuare a ragionare in un paradigma associazionistico con tutto quello che ne consegue.

    Fare di questo è complicatissimo, nessuno lo nega, ma forse proprio fare parte di un’associazione dovrebbe suggerire una ricerca delle soluzioni ai problemi, nella condivisione di essi con i propri Compagni, con la propria Gente.

    Gli errori madornali si fanno anche a furor di popolo, questo la storia lo insegna fin troppo bene, ma almeno seguire la volontà di una comunità legittima una scelta e probabilmente la rende più “giusta”… .

    Non credo che la CdP, o meglio, chi la governa,dopo aver letto queste righe faccia retrofront e rimugini: ci sono state mille occasioni per farlo, dubito che la milleunesima sarà quella buona, ormai la sordità e la supponenza di chi smantella il patrimonio sociale dei grassinesi, non sono guaribili.

    Penso però che anche la milleunesima, sia un’occasione da non perdere per provare a riscrivere una storia che sembra tutt’altro che indirizzata verso un lieto fine.

    Chi vuol bene alla CdP, non può che soffrire nel vederla sprofondare in questo buio e misero gorgo.

    Antonio Matteini

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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