“Ero bambino allora…”. San Casciano, il racconto dei giorni seguenti alla Liberazione

Gli Alleati che costruivano i passaggi sull'Arno, il rapporto con i soldati, il grano da battere a mano, i generi alimentari mai visti. "E quel medico che mi curò..."

… Come abbiamo detto quando tornammo indietro dal rifugio stavano arrivando in forze gli Alleati con non solo le truppe combattenti ma anche specialisti di logistica e genio militare.

# “Il passaggio del fronte fra Campoli e Mercatale: e la Basilica di Impruneta che si sbriciolava”

La zona era abbastanza vicina a Firenze e sul pianoro oltre Montefolchi verso Valigondoli si collocarono i Genieri che la mattina andavano a costruire i passaggi sull’Arno.

Da notare che in quei luoghi c’erano diversi soldati tedeschi morti durante gli aspri combattimenti e sepolti in modo approssimativo, di cui abbiamo un macabro ricordo, che rimasti lì per qualche anno poi venivano fuori le ossa.

Questo stato di sosta, del retro del fronte combattente, perdurò per parecchi giorni e man mano giungevano altri reparti e la sussistenza alimentare.

Ogni famiglia ritornò nelle case che abitava, esclusi coloro che l’avevano avuta distrutta, e incominciarono a fare scambi di cibo e beni di igiene personale.

Le truppe indiane non avevano generi appetibili, ma gli altri sì; avevano sacchi di farina bianca, zucchero, caffè, birra in lattine , latte condensato in barattoli, e frutta a marmellata solida in pacchetto molto buona.

Alcuni militari, forse di preorigini italiche, chiedevano alle massaie contadine di fargli le tagliatelle e gli portavano chili di farina.

Nei campi riarsi erano maturati il grano, i fagioli e quant’altro. Mentre il grano era stato mietuto i fagioli erano rimasti in loco ed erano tutti sparsi per terra perché in quel posto avevano montato una officina meccanica.

Una mattina mia mamma mi portò con se a raccattare quei fagioli bianchi, avevo anch’io un panierino, ma appena quei militari mi videro mi riempirono quel panierino di varie cose adatte a un bambino.

Durante quei giorni di trambusto l’igiene non era stata al minimo indispensabile data la promiscuità e io mi presi una “gastroenterite” che, se non curata, in un bambino è letale.

Fra tutte le specialità dell’Esercito Alleato c’erano anche medici e infermieri.

Mi visitò un medico e mi fece una parte di terapia che faceva ai suoi soldati, cura da cavallo per un infante!  Mia mamma mi diceva che la terapia funzionò ma mi venne un’eruzione cutanea, forse in reazione alla cura da soldato!

Intanto i contadini dovevano cercare di “battere il grano” salvato in spiga (sì perché chi l’aveva già in grani glielo avevano portato via i tedeschi).

Non avendo più buoi per trascinare il carro si servivano di un carretto a mano. Quei soldati vista la cosa aiutarono a portare i covoni sull’aia.

Era piena emergenza e di trebbiatrici nemmeno a parlarne; lo batterono a mano scuotendolo su delle assi per far uscire i chicchi.

Quando smobilitarono le basi temporanee che avevano usato rimase tanto di ciò che non era stato adoperato o che non era piu di interesse logistico.

A Vallacchio dove c’erano i cannoni lasciarono tanta polvere da sparo, tipo spaghetti, in sacchetti di tela che servivano per mettere nella camera di scoppio del cannone.

Con quella “polvere”, uno spaghetto per volta, i più grandi ci giocavano bruciandola. Un ragazzo più piccolo si ustionò malamente rimanendo sfigurato per la vita.

In seguito tutto questo materiale esplosivo venne raccolto e concentrato in uno spiazzo sulla strada dopo Montefolchi (dove ora c’è un traliccio elettrico) e a certe ore della giornata le facevano esplodere dopo aver azionato una sirena.

Dove le facevano esplodere creavano dei crateri profondi e larghi decine di metri. In uno di essi ora c’è una serie di cipressi nati spontaneamente nel cratere, in ricordo per noi sopravvissuti di tanta tragedia della guerra.

R.B.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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