Mi ricollego a quanto scritto dal signor Capezzuoli per quanto riguarda la riapertura delle attività economiche.
Certamente prima la sicurezza (da contagi ed infortuni), ma dimentichiamo quanto avviene nei supermercati, che nonostante gli avvisi, i richiami, i dispositivi, i controlli, le modalità messe in atto per questa emergenza, la gente continua a venire in stretto contatto l’una con l’altra per tutta la giornata, centinaia di clienti entrano, anche per comprare un solo articolo e non sempre vogliono o possono rispettare le distanze tra di loro o tra gli addetti alle vendite e non sempre questi ultimi possono “bonificare” la loro postazione di lavoro, cioè la fatidica cassa.
E non è che tutti i giorni passi il sanificatore. Sulle sanificazioni c’è poi da fare delle considerazioni. Si pretende di far sanificare delle fabbriche chiuse da oltre un mese, dove già a cose normali, non c’è molta vicinanza tra un lavoratore e l’altro.
Poi, non si può sanificare tutto, non certo una confezione di formaggio o di biscotti, ma neanche dei materiali delicati e pregiati.
Dunque, nonostante la buona volontà e le spese da affrontare per la messa in sicurezza, quest’ultima rimarrà non garantita, aleatoria.
A mio avviso dobbiamo con disciplina riaprire,sempre che tutti riescano a farcela. Il lavoro, quando non ammala, è spesso una buona medicina.
Valentina Borri
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