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venerdì 7 Ottobre 2022
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    Inaugurazione (aperta ai cittadini) il 13 settebre: Il Gazzettino ve la mostra nel suo splendore

    PONTEROTTO (SAN CASCIANO) – Come avevamo promesso siamo in grado di dare in esclusiva le prime foto (gentilmente concesse da Alessandro Bellini, il proprietario) dopo il restauro, della Cappellina del Ponterotto, che sarà inaugurata (con invito aperto a tutta la popolazione), venerdì 13 settembre alle 16.30.

     

    Prima della descrizione storica elaborata dallo stesso Alessandro Bellini, vogliamo ricordare che in questa seppur piccola Cappellina negli anni passati si sono sposati alcuni sancascianesi. Ma non solo: sembra che alcuni bambini e bambine vi siano passati anche a comunione.

     

    La Cappellina del Ponterotto (forse detta anche Madonna dell’acqua) originariamente era un tabernacolo a edicola a pianta quadrata costruito poco dopo la metà del sec. XVI a cavallo dell’antica gora che forniva l’energia necessaria per il funzionamento del mulino di Paterno.

     

    L’edicola, interamente intonacata ed affrescata all’interno e forse anche all’esterno, aveva il fronte principale prospicente la strada per Certaldo. Il condotto in muratura costruito sotto di essa sottopassava anche la strada e proseguiva sotto il letto del borro di Paterno per ritornare poi a cielo aperto nel tratto fino al mulino. Quindi, la gora, la strada, il mulino e il tabernacolo costituivano un tutt’uno funzionale all’economia della valle e della tenuta di Paterno i cui poderi erano sulla pendice dei colli soprastanti.
     

     

    Citando come fonte L’Archivio delle Riformagioni di Firenze nel Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, alla voce Paterno in Val di Pesa, Emanuele Repetti attribuiva ai conti Scarampi, originali di Monferrato, la proprietà della Tenuta di Paterno.

     

    La conferma di questo, come appunto riportato da Repetti, fosse degli Scampati è venuta dai recenti lavori di restauro quando sulla superfice affrescata dell’edicola originaria, sono comparse due immagini inequivocabili dello stemma di famiglia degli Scarampi.

     

    Essi l’avevano acquistata nel 1465 da Luca Pitti per poi conservarla fino al 1571 quando la cedettero al cardinale Marco Sittico Altemps, cugino di san Carlo Borromeo, i cui antenati prima di trasferirsi in Lombardia vissero a lungo in Toscana. Da oltre un secolo, la tenuta in val di Pesa che porta ancora il suo nome, posta sulla medesima strada per Certaldo a mezza costa della pendice dei colli di rimpetto a quella di Paterno.
     

     

    La proprietà quindi era cambiata più volte; non apparteneva più agli Scampati e neppure al Cardinal d’Altemps ed era diventata proprietà del Duca salviati. Forse è proprio a quest’ultimo che si deve la costruzione dell’edificio che ha incorporato l’edicola trasformandola in Oratorio con la costruzione dell’aula antistante e della piccola ma graziosa facciata che mostra caratteristiche stilistiche riconducibili al finire del secolo XVII o all’inizio del XVIII.

     

    Al piano terreno, in aderenza al fianco sinistro dell’oratorio, furono edificati alcuni locali, forse fin dall’inizio con la funzione di bottega di alimentari e di osteria, mantenuta tale fino alla fine dell’ottocento; al primo piano fu realizzata una abitazione con scala esterna e colombaia.
     

     

    La successiva notizia certa riguardante l’Oratorio, va ricondotta al resoconto della Visita Pastorale che si svolse dal 26 aprile al 1 maggio del 1724 (nel quale sono registrate le visite alle varie chiese e del Piviere di San Pancrazio in Val di Pesa da parte del Vescovo Giuseppe Martelli). Proprio nella cronaca riguardante l’ultimo giorno della visita pastorale, sulla strada di ritorno verso Firenze, furono registrate le soste che più interessano: una effettuata a “…l’oratorio di Paterno del s.re Duca Salviati”, un’altra a “…l’oratorio del Ponte Rotto pure del d.tto s.re Duca Salviati” che “fu visitato sul venire di San Casciano. Et a tutte queste chiese Mons.re e gli altri scendono a cavallo…” . In quella data quell’oratorio era annoverato tra le chiese visitate, il che fa pensare che avesse già configurazione architettonica la Cappellina che mostra attualmente.
     

     

    Fu nella seconda metà del Settecento che venne registrata di nuovo l’esistenza della Cappellina. Sul “CAMPIONE/Di tutte le Strade Comunitative Esistenti e Situate nella Comunità di S.Casciano / Fatto di Commissione dal Magistrato di detta Comunità” datato 1779 la “cappellina del Ponte Rotto” era rappresentata nella posizione nella quale si trova oggi, compresa nel territorio del popolo di san Lorenzo a Castel Vecchio, parrocchia suffraganea della Pieve di San Pancrazio, su un terreno ancora di proprietà del Duca Salviati.

     

    Fino a quasi alla metà degli anni ’60 del Novecento la cappellina è stata a lungo utilizzata come chiesa, oratorio e ambiente per il catechismo. Vi veniva celebrata una messa ogni domenica per il popolo di fondovalle che aveva difficoltà a spostarsi fino alla parrocchia. Vi si confessavano e comunicavano i fedeli e vi sono stati celebrati anche matrimoni. In quegli anni venivano meno le sue funzioni liturgiche, quindi anche l’esigenza di seguire le normali opere di manutenzione. Dopo di che, cessata ogni funzione, la Cappellina è rimasta inutilizzata per quasi 50 anni.

     

    Dunque oggi questa meravigliosa Cappellina, grazie ad Alessandro Bellini, è tornata a tutto il suo splendore.

     

    E riserva anche un enigma, come le barche a vela ritrovate sull’affresco, così come altri particolari. Un doveroso ringraziamento va anche al Comune di San Casciano, alla Banca CR Firenze e a Mésy Bartoli, che ha contribuito a comunicare la notizia del recupero di questo “scrigno” dell’arte. 

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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